VARESE «Cedesi attività mercato ambulante non alimentare: lunedì Varese, mercoledì Saronno, giovedì Tradate, sabato Busto Arsizio».
Più lampante di così il messaggio non potrebbe essere, e le inserzioni come questa da qualche tempo stanno spopolando: i venditori ambulanti cercano di liberarsi dell’attività. Vuoi perché giunge l’ora della pensione e i figli rinunciano volentieri all’eredità lavorativa di famiglia, vuoi perché non rende, vuoi perché si fa una vita non certo agevole: fatto sta che i varesotti che girano i mercati della provincia con i loro banchi stanno abbandonando la piazza, nel senso letterale del termine.
«È gente che vorrebbe lasciare – rimarca Ilario Pelucchi, rappresentante di categoria dell’Anvia-Confesercenti – il problema vero è che non trovano persone a cui vendere». Nessuno vuole più fare questo tipo di lavoro, per questo si leggono così tanti annunci in giro. «Siamo in crisi come lo sono molte altre attività, ma la nostra realtà è ancora più depressa. Non per tutti ma per molti».
A soffrire di più è il comparto dell’abbigliamento e delle calzature, mentre gli alimentari sopravvivono più facilmente perché subiscono meno la concorrenza. «Gli alimentaristi sono in numero minore e più specializzati, la loro attrezzatura ha un certo costo, devono sottostare a norme igieniche precise e hanno già una loro nicchia di clienti fidelizzata», spiega Pelucchi. Gli altri invece subiscono la concorrenza non solo dei cinesi, ma di tutti gli extracomunitari, nordafricani, bengalesi, indiani. «Non hanno professionalità, non sanno l’italiano e spesso non sanno neanche leggere e scrivere, ma ci fanno concorrenza sul prezzo. Il risultato è che la nostra attività può farla chiunque, il mercato è diventato un affollamento di disperati. Per forza tanti vogliono mollare».
Eppure, la possibilità di resistere e di lavorare bene c’è, anche in un contesto come questo. Casi concreti lo dimostrano, secondo il presidente di Unionalimentari Marco Colombo: il mercato di Azzate e una famiglia di ambulanti che espongono a Varese che hanno rilanciato la loro attività grazie alla vendita di prodotti locali.
«Quello dei posti al mercato è sempre stato un settore dinamico, ma in questo momento c’è un input alla dismissione – premette Colombo – I nostri commercianti più esperti subiscono sia la concorrenza degli extracomunitari, sia la mancanza di un ricambio generazionale».
Il mercato di Azzate del sabato mattina però funziona alla grande: «È di fianco alla provinciale, ci sono molti produttori locali o commercianti che vendono specialità tipiche, e andarci è un piacere». Altro esempio: «Due mie clienti che hanno investito sui prodotti tipici locali abbinandoli alla vendita del pane fresco e stanno andando benissimo. Sono piccoli esempi che dicono che la controtendenza è possibile».
s.bartolini
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