Roma, 5 lug. (TMNews) – La bara avvolta nel tricolore. Una foto
sul feretro. E il cuscino con il cappello, posti al centro della
basilica di Santa Maria degli Angeli. A Roma la chiamano la
‘chiesa dei militari’. E si capisce perché. Troppi funerali.
Cerimonie funebri in serie, l’estremo saluto a tanti ragazzi in
divisa partiti per luoghi lontani “in difesa del bene comune” e
tornati senza vita. Come Gaetano Tuccillo, 39esima vittima
italiana di una guerra che intravede appena – lontana – la sua
fine (nel 2014), e intanto continua a spargere sangue.
Quando il feretro arriva sul luogo della cerimonia, portato a
spalla dai commilitoni sulle note del silenzio, l’applauso della
gente accorsa nonostante la pioggia è spontaneo, sincero,
sentito. La chiesa è gremita: in prima fila hanno preso posto i
familiari da una parte, le massime cariche dello Stato e del
governo dall’altra. E poi ci sono politici di maggioranza e
opposizione, militari, rappresentanti della società civili, gente
comune.
Il presidente della Repubblica saluta commosso la famiglia di
Tuccillo, poi prende posto in prima fila. Accanto a Giorgio
Napolitano ci sono i presidenti di Senato e Camera, Renato
Schifani e Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi (seduto a fianco della terza carica dello Stato, con
cui ha avuto un breve scambio di battute), il ministro della
Difesa Ignazio La Russa. Ci sono anche tutti i vertici militari.
Gaetano era “un giovane solare, innamorato della vita, della sua
sposa, della sua famiglia, del suo lavoro”, ha detto nell’omelia
l’ordinario militare, Monsignor Pelvi. Tuccillo era “un ragazzo
tranquillo, discreto e sorridente, e fa parte di quella lunga
schiera di persone che partono dalla propria casa, dalla propria terra, perché vogliono proteggere la loro patria, quella terra, e il bene comune”, ha aggiunto l’ordinario militare.
D’altra parte, ha ricordato monsignor Pelvi, “la storia sta cambiando attorno a noi e l’Italia deve rispondere alla propria vocazione di apertura ad altri, sapendo che questa è la prova di maggiore saggezza e realismo che possiamo dare”. “Oggi c’è il rischio serio che ci si possa accontentare di ciò che abbiamo, considerandoci arrivati, chiudendoci in un isolamento egoistico”, ha aggiunto monsignor Pelvi. Ma “l’Italia vuole fare la sua parte, sostenere popoli desiderosi di partecipare ai benefici dello sviluppo, di conquistare uno spazio di libertà e democrazia”. Per questo è morto Tuccillo.
Coa
© riproduzione riservata










