– «Quando verranno installati i cartelli con il divieto di fumare nelle aree giochi dei parchi cittadini?» si domanda , consigliere comunale di Movimento Libero.
«Secondo me, più che di cartelli, c’è bisogno dell’educazione “legnosa” di una volta, tanto che gli ultimi cartelli messi sono stati subito vandalizzati» è la valutazione del dirigente del verde pubblico . Come a dire che il buon agire non può passare da un cartello, perché se manca l’educazione non c’è nulla.
Il 5 maggio 2014 il consiglio comunale di Varese ha approvato la mozione di Movimento Libero che chiedeva, appunto, l’istituzione del divieto di fumo nei parchi cittadini.
A seguito della mozione, il 23 luglio 2014, il consiglio comunale ha approvato le necessarie modifiche al regolamento per la tutela, la conservazione e lo sviluppo dei parchi, giardini ed aree verdi, istituendo il divieto di fumare entro 20 metri dal perimetro delle aree gioco, con lo scopo di proteggere i bambini dal fumo passivo.
«A distanza di un anno, sollecitiamo pubblicamente la puntuale applicazione della norma, attraverso l’integrazione della segnaletica e la predisposizione di controlli per garantirne il rispetto» dice Nicoletti. «I cartelli verranno messi entro la fine dell’anno» assicura il dirigente Cardani, che però non nasconde un certo scetticismo sul reale vantaggio che si ottiene riempendo i parchi di cartelli.
«Non sarebbe più civile che ognuno rispettasse le regole di buon senso senza il bisogno di un cartello a ricordargliele? – è la riflessione di Cardani, che continua – I cartelli deturpano l’aspetto del parco. Ne avevo messi tre ai Giardini Estensi con scritto di non buttare i sassi nella fontana centrale, in quella vicino alla villa Mirabello e nel laghetto dei cigni. Li hanno rubati svitando le viti e lasciando solo il palo. In quel caso i cartelli non sono serviti a molto».
Secondo Cardani, stando a quello che succede quotidianamente, bisognerebbe mettere cartelli anche per ricordare che la fontana non è un vespasiano e che non bisogna farci dentro la pipì. Che non bisogna rubare gli zaini dei genitori che fanno le foto ai figli (si, è successo anche questo). Che è vietato lasciare in giro i rifiuti, pestare il prato, lasciare libero il cane. E ancora: che non bisogna bestemmiare, parlare a vanvera, incendiare gli alberi e chi più ne ha più ne metta.
«Più che scrivere cartelli, bisognerebbe fare un appello alla buona educazione – dice Cardani – Possibile che le famiglie non riescano a far passare questi concetti?».
Il problema è che la maleducazione di pochi si traduce in danno economico per tutti. Ogni volta che si manomette la catena di un’altalena tutta la collettività spende 150 euro. Soldi che aumentano quando si tratta di sostituire una panchina, di pulire un graffito, pulire una fontana.
L’ultima moda dell’estate? Salire sulla terrazza che si affaccia su via Copelli e tirare sassi alla serra del Comune. Tutte le volte che un vetro si infrange, le tasche dei contribuenti si alleggeriscono con 50 euro. Per ora ne sono stati già sostituiti quattro per un totale di 200 euro.
«La bella notizia è che i danni vandalici stanno diminuendo rispetto al passato, anche per il passaggio delle forze dell’ordine. La brutta è che, se non si interviene a monte, la società non migliorerà mai» conclude Cardani.













