Alexandra non è più sola Cresce il fronte della protesta

Alexandra non è più sola Cresce il fronte della protesta

VARESE È sempre più magra, ma è ben lontana dall’arrendersi, Alexandra Bacchetta, arrivata all’ottavo giorno di sciopero della fame. Ieri pomeriggio ha anche iniziato una raccolta firme per perorare la propria causa. La solidarietà di Varese non le manca: il gruppo Facebook dedicato a lei, “Varese per Alexandra” sfiora le mille e cento adesioni, e ci sono anche segnali più concreti. Dopo una domenica passata a casa con la figlia, Sandra è tornata alla sua sedia bianca in piazza Libertà, davanti al cancello di Villa Recalcati. Intorno a lei, il cartello che racconta la sua storia, le foto del ristorante invaso dal fango e qualche amico che la tiene d’occhio, perché sabato ha avuto un altro calo di pressione. C’è chi le porta dei fiori, chi si ferma a scambiare due parole per dimostrarle solidarietà. «Mi aiutano tanto anche le persone che lavorano qui intorno – racconta Sandra Bacchetta – una signora mi permette di lasciare i cartelli nel suo garage, alla notte, mentre il bar qui di fianco mi offre appoggio logistico e qualcosa di caldo». Accanto a lei per quasi tutta la giornata c’è stato anche Leonardo Conti, proprietario di quel “Club Conti” che ha subito una sorte ancora peggiore del Relais Ca’ dei Santi di proprietà di Sandra: il centro fitness di via Sanvito, infatti, non ha mai potuto riaprire. «La battaglia di Alexandra è anche la mia – racconta Conti – perché in quel nubifragio ho perso tutto. I danni subiti dal mio centro fitness arrivano a due milioni di euro: una cifra, per me e i miei soci, irraggiungibile». Conti racconta di quella mattina del luglio 2009 in cui, in un quarto d’ora, diciassette anni di lavoro sono stati spazzati via dal fango. «Erano le otto e mezza, avremmo aperto al pubblico solo mezz’ora dopo. Ed è stata questa la nostra fortuna: eravamo solo in sei, tutti addetti ai lavori che conoscevano bene la struttura.

In pochi minuti ci siamo messi tutti in salvo. Cosa sarebbe successo se la piena avesse trovato il club pieno di clienti?» Conti è pieno di indignazione, anche perché, dice, «la messa in sicurezza delle acque in quel punto non è stata praticamente fatta. Un continuo rimpallo di responsabilità tra uffici pubblici ha lasciato noi senza risarcimenti, e quella zona di Varese a rischio come prima».Eppure una promessa di acconto era arrivata, racconta Bacchetta: «alle attività più colpite è arrivata una circolare del ministero che prometteva un acconto di 30 mila euro. Sono arrivati anche i tecnici a valutare i danni, ma noi non abbiamo mai visto un centesimo, nemmeno sottoforma di sconto sulle tasse».Ieri è stato il giorno della solidarietà per Alexandra. Nel pomeriggio è arrivato anche Massimo Mazzucchelli, il referente regionale di Imprese Che Resistono. Si è fatto spiegare la sua storia, ha promesso aiuto per continuare a mantenere alta l’attenzione su di lei, e ha provato a suggerire ad Alexandra delle strade alternative per ottenere quel che le spetta. Ma lei le ha già provate tutte, comprese due cause legali: una all’assicurazione, che si è rifiutata di pagare nonostante la sottoscrizione apposita per danni simili a quelli subiti, l’altra al Comune, padrone del muraglione di Villa Toepliz che ha ceduto e colpevole dell’aver rasato la vegetazione che ricopriva la collina dei Mulini Grassi, da dove è colata la maggior parte del fango.Anche la politica si è fermata da Alexandra: l’europarlamentare Pdl Lara Comi e il deputato Pd Daniele Marantelli hanno parlato a lungo con lei: «Hanno promesso di impegnarsi per far riaprire la mia pratica – racconta lei – e speriamo lo facciano davvero. Perché continuerò lo sciopero della fame finché non vedrò fatti concreti. Lo sto facendo per affermare il diritto della legge, che deve essere uguale per tutti. E per mia figlia, che ha diritto ad un futuro che io, ora, non posso darle».Chiara Frangi

s.bartolini

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