VARESE Facciamo una scommessa? Nessuno dei 5000 presenti al PalaWhirlpool di Masnago l’altra sera si ricorda il risultato della partita. Eppure tutti hanno esultato, partecipato, seguito con gli occhi le traiettorie della palla come nemmeno nel più decisivo match dei playoff. Questo perché quando in campo entrano gli Harlem Globetrotters il gesto atletico, l’intuizione di gioco, il possesso di palla, persino i fondamentali, si separano spontaneamente da concetti come agonismo, vittoria, competizione, risultato. Diventano pura azione, forse puro sport. Di sicuro puro spettacolo. Ecco la parola magica per descrivere quel che si è visto a Masnago: spettacolo. O all’americana: show. Non è un concetto sminuente, è un atteggiamento un po’ snob quello di dire “non è vero basket” solo perché non c’è partita. È un’altra cosa. Divertimento. Stupore. Show, appunto.I mitici giocatori guidati dal poderoso Big Easy, che ha anche sfoderato un discreto italiano ironizzandoci su (“mi spiace, non parlo inglese” ha detto a un certo punto al povero arbitro) mettono in scena sui parquet di tutto il mondo, angoli remoti compresi (giocare a Berlino Est ai tempi della Stasi, loro unici yankee, sarà mica stato facile…), una Broadway sportiva che del musical americano rispetta tutti i codici. Ogni singola mossa va incontro alla soddisfazione di una aspettativa, fosse anche quella di essere sorpresi; persino l’improvvisazione è studiata al millesimo. Da consumati entertainer, i simpaticissimi Globetrotters – coadiuvati dalla mascotte Globie (che ha ballato al ritmo di “Billy Jean”, a proposito di
musical) e dagli sparring partners della squadra avversaria, i Washington Generals (sempre loro) – hanno coinvolto il pubblico praticamente in ogni azione sotto canestro, facendolo sentire protagonista, ammiccando ai singoli spettatori, trasformando coraggiosi bimbetti in star della Nba, fino alla regia di una speciale situation comedy con tanto di giovane fidanzata corteggiata in campo e fidanzato sorvegliato speciale sugli spalti. La cosiddetta “interpellazione” (rivolgersi a chi guarda e ti ascolta facendolo sentire al centro della scena) è il segreto dello show americano, da Frank Sinatra a Jerry Lewis, e in questo i Globetrotters dicono la loro sostituendo all’esibizione canora o al numero di danza la schiacciata con triplo salto mortale (è successo…), le rapidissime giravolte, i lazzi e gli scherzi nei confronti degli avversari (preso di mira in particolare il numero 12 dei Generals, un tappetto dal tiro comunque micidiale). Al termine della partita (si fa per dire…) il cerchio si chiude con tutti i Globetrotters in mezzo al campo a mimare i Village People, e allora lo sport ritorna musical, il movimento atletico ridiventa coreografia. Della domanda se sia basket o circo gli Harlem Globetrotters francamente se ne infischiano, replicando che è intrattenimento, secondo la formula di rito (“that’s entertainment!”), e continuando a giocare come solo loro sanno fare, con numeri spaziali ed evoluzioni da Olimpiade. Il pubblico se la gode, e questo dovrebbe bastare. Comunque, per la cronaca, il match è finito 61 a 42. Per gli Harlem, naturalmente.Mauro Gervasini
e.marletta
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