Milano, 26 feb. (Apcom) – Le stenelle e le balenottere del Mar
Ligure in dieci anni potrebbero essere diminuite rispettivamente
del 50 e del 75 per cento. E’ l’allarme lanciato da Greenpeace
sul Santuario dei Cetacei istituito nel 2002 da un accordo tra
Italia, Francia e Monaco per proteggere 87.000 chilometri
quadrati di mare compresi tra la Corsica, la Liguria e la
Toscana. L’associazione ambientalista chiede che il Santuario
venga immediatamente sottoposto ad un regime di reale tutela e
gestione e che in esso si crei una grande riserva marina
d`altura, con divieto di pesca e immissione di sostanze tossiche
o pericolose, per proteggere un ecosistema unico, di cui i
cetacei sono parte integrante.
Nessuno ha fatto niente per difendere i cetacei del Santuario e
oltre alle minacce già note, inquinamento, traffico veloce, pesca
illegale, Greenpeace ha scoperto una grave contaminazione da
batteri fecali in alto mare. Il Santuario è oggi ridotto a una
fogna a cielo aperto senza regole né controlli” si legge in una
nota. L’area protetta è il luogo principale di alimentazione
estiva della popolazione mediterranea della balenottera comune,
una popolazione che si avvia a diventare una specie separata da
quella atlantica. Nel 1992 c’erano circa 900 balenottere comuni e
tra 15 e 42.000 stenelle. I dati raccolti in agosto dalla nave di
Greenpeace Arctic Sunrise indicano una riduzione di circa il 50
per cento delle stenelle (5-21.000 esemplari), mentre sono state
avvistate solo un quarto delle balenottere “attese”, troppo poco
per poter stimare la popolazione.
Greenpeace ha documentato alcune delle cause di questo crollo:
traffico incontrollato (con traghetti che corrono a 70 chilometri
orari), inquinamento da batteri fecali in altura in due stazioni
delle undici analizzate e attività di whale watching svolte in
modo pericoloso, con aerei e motoscafi. “La diminuzione dei
cetacei nel Santuario – prosegue l’associazione – non ci
sorprende. Il Santuario è una scatola vuota senza regole e
controlli. Eppure, si tratta di un precedente importante per la
protezione del mare, anche in acque internazionali, riconosciuto
da tutti i Paesi del Mediterraneo riuniti nella Convenzione di
Barcellona. Ma è un pessimo precedente”.
Nel Santuario – continua Greenpeace – non è stato fatto
assolutamente nulla di specifico per prevenire ed eliminare
progressivamente l’inquinamento, anzi si vuole insediarvi la
prima industria offshore, il rigassificatore di Livorno-Pisa”.
Nessuna attività “per limitare i rischi di collisione delle
imbarcazioni con i cetacei e prevenire gli impatti dei rumori,
per mettere un freno alla pesca illegale o per proteggere la
fascia costiera. Italia, Francia e Monaco non sono quindi molto
meglio del Giappone che uccide balene per ‘scopi scientifici'”.
Apa
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