La Chiesa varesina 2.0 è social. Mentre la diocesi di Milano auspica che ogni parrocchia abbia un profilo Facebook e un account Twitter, ci sono già dei sacerdoti che hanno affrontato la sfida al servizio della comunità cristiana.
Dal vicario episcopale di zona, monsignor al parroco di Castiglione Olona, don che ha addirittura messo a punto un decalogo, di biblica ispirazione, per i cristiani internauti. All’evangelizzazione tra tweet e post è già arrivato don, amministratore parrocchiale della Brunella, responsabile della Caritas varesina e cappellano del carcere dei Miogni.
Ogni settimana pubblica, tramite il proprio profilo, le riflessioni sulle letture della domenica successiva.
«È un’esperienza – spiega il sacerdote – che nasce in Casa San Carlo, nel contesto dell’accoglienza di ospiti in emergenza dimora». Il venerdì sera nel centro d’accoglienza si teneva un incontro con ospiti e operatori cui seguiva un momento di discussione di confronto. Si sono aggiunti i volontari e alcuni membri dell’associazione “Amici della Casa San Carlo”, i vicini di casa, poi amici e conoscenti. «È venuto fuori qualcosa di vivo, di bello». Qualcuno registra e trascrive perché tanti vorrebbero partecipare, ma non possono per motivi di lavoro o famiglia. I testi venivano inviati via mail a decine di indirizzi.
«Visto che ho un profilo Facebook personale, ho pensato di rilanciarlo così, attraverso le condivisioni. C’è chi lo rilancia di nuovo e la cosa ha ampia diffusione».
Un testo che non è pianificato a tavolino, ma in una «situazione di comunità, dal confronto».
«Io commento la Parola e le persone dicono la loro, si cercano esempi, così il testo è più legato al vissuto delle persone».
Un’esperienza che dimostra quanto la materialità della tecnologia e la spiritualità della religione possano coesistere.
«Questa idea sta crescendo da sola. Andiamo avanti passo passo, dando spazio sia a chi presenzia agli incontri sia a chi viene solo alcuni venerdì e agli altri che non vengono mai, ma seguono attraverso la lettura. In futuro vedremo cosa accadrà».
Una nuova formula di evangelizzazione che non tradisce il suo scopo principale.
«Penso che la l’annuncio religioso si sposi bene con i social, perchè, per sua natura, è fatto per essere lanciato. Quando annunciamo la Parola di Dio in Chiesa, non sappiamo fino a dove arriverà o cosa recepisce chi l’ha ascoltata quali cuori e quanto in profondità riuscirà a toccare. È un po’ come nei social, non sai chi lo rilancia o chi lo commenta. La parola ha una sua vita autonoma, se ha una sua consistenza, un suo contenuto si farà spazio da sé».
© riproduzione riservata













