La retta dell’asilo aumenta di 1800 euro in un anno e una famiglia di Bizzozero decide di portare il figlio a Lozza. La cifra è stata raggiunta perché, con i nuovi orari, la famiglia ha bisogno di unire alla frequenza standard della scuola d’infanzia anche il prescuola e il doposcuola.
«Siamo due semplici impiegati, non due manager, e oltre a doverci dimenare tra orari più scomodi, vedremo passare la nostra spesa mensile da 190 a 396 euro» dicono i genitori, che hanno preso carta e penna e scritto a Palazzo Estense, sperando che l’amministrazione faccia marcia indietro sul nuovo regolamento delle tariffe.
«La scuola dell’infanzia di Bizzozero sino ad oggi prevede l’inizio del “servizio standard” alle 08.45, con ingresso dalle 08.30 – si legge nella lettera – Tale impostazione permette a tutti coloro che iniziano a lavorare alle 9 (a Bizzozero ma anche in centro Varese o in un comune limitrofo) di evitare di doversi avvalere del servizio di prescuola. I nuovi orari invece prevedono l’apertura dell’asilo per il servizio standard dalle 9 alle 9.15, obbligando praticamente tutti coloro che lavorano a doversi avvalere del prescuola».
«Il medesimo “servizio standard” oggi prevede l’uscita (molto “gettonata”) dalle 16.15 alle 16.30; i nuovi orari anticipano l’uscita alle 15.45 (con chiusura alle 16). Anche in questo caso ciò vuol dire che in molti che non ne avevano bisogno ora dovranno avvalersi del servizio di doposcuola» continua la lettera.
Fino alla valutazione: «Il criterio delle nuove fasce di reddito è stato illustrato come più equo in quanto fa pagare di più i redditi più elevati e di meno i redditi più bassi. Ma i servizi scolastici, per definizione, interessano le famiglie con entrambi i genitori che lavorano, che sono la quasi totalità degli utilizzatori. Ciò dà l’idea che il nuovo regolamento sia solo un modo per fare cassa».
«Infine va registrato che i nuovi meccanismi portano a una contrazione del “servizio standard” (che andava dalle 8.30 alle 16.30 e passa dalle 9 alle 16) a fronte comunque di un suo aumento. Altra voce d’aumento che colpisce tutti indistintamente (anche se con progressione differenziata) è poi il buono pasto che da 4,70 passa a 5 oppure a 5,50 euro; da notare che molti adulti ricevono dalla propria azienda un buono pasto di 5 euro, qui invece parliamo di bambini dai 2,5 anni ai 6 anni».
Il Comune di Varese invita coloro che temono aumenti sostanziali nella retta dei servizi scolastici a rivolgersi agli uffici del settore educativo per una simulazione della quota da corrispondere. In molti casi è stato confuso il quoziente Ise con quello Isee, cosa che ha portato a una errata percezione dell’aumento dei costi. Inoltre, il Comune, precisa che gli aumenti non interessano la classe media, ma la classe medio alta, che ha un quoziente Isee superiore a 30 mila euro. Non ultimo, il Comune ha messo in campo una strutturazione migliore dei servizi che prevede attività sportive e più strutturate rispetto ad oggi.













