LEGNANO Andrea Mirò si mette a nudo. A cominciare dalla copertina dell’ultimo album da solista, «La fenice», dove, in uno scatto di Alessandro Gerini, la musicista si mostra senza veli, mentre copre le parti più intime con una chitarra. Quasi a riassumere ciò che, a detta della stessa Mirò, è il significato più profondo della sua ultima creazione. L’affascinante cantautrice sarà in concerto sabato 22 agosto alle 21, al Castello di Legnano (ingresso libero) per presentare quella che, con l’uscita del cd, ha segnato l’inizio di una nuova stagione artistica. Giunta al suo sesto album, Andrea Mirò, in anni di concerti, ha raccolto stima, consensi e ammirazione da parte di critica e
pubblico, prima al fianco di Ron, Roberto Vecchioni ed Enrico Ruggeri, poi da sola. E stavolta, ogni cosa si svela, nulla rimane offuscato nell’ombra: Andrea Mirò espone sé stessa. Fisicamente e musicalmente. Attraverso una nudità che è reale, ma non ostentata, che c’è, ma non è esibita tanto per il gusto di provocare, quanto per il piacere di spogliarsi di orpelli e pregiudizi. Anche il titolo, di buon auspicio, sulle tracce di una mitologia fenice, è un invito a rinnovarsi, a rinascere. E dopo due anni di silenzio, Andrea ricrea sé stessa ed esplode con dieci nuove canzoni intrise di semplicità e pienezza della donna completa e matura, qual è.
L’ULTIMO DISCO
Nella raccolta, piccoli e grandi dolori quotidiani si susseguono: vicende d’amori, sentimenti, solitudini, la metafora del viaggio come ricerca dentro e fuori di sé. La ballata rock che apre il cd, «Prima che sia domani», parla della fine di una storia d’amore nel momento in cui si prende coscienza di essere soli. Anche «Un piccolo graffio», «L’avversario», «Il viaggiatore», «I figli degli altri» cercano tutte un sound asciutto. Ad accompagnarla in questo nuovo percorso, e nella vita, c’è Enrico Ruggeri, maestro ed amante, che scrive insieme a lei soltanto il testo che dà il titolo all’intero cd, «La fenice», e presta la sua voce alla canzone intitolata «Dimentica». Ma quella di Ruggeri è una presenza discreta che non offusca la bravura di Andrea Mirò, piuttosto, di colei che è prima di tutto una musicista versatile, ne valorizza la carica autonoma e la forza decisamente singolare nel panorama musicale femminile italiano. Tutti gli strumenti dell’album sono infatti suonati dalla stessa Andrea che, oltre ai dieci inediti, sceglie due cover per testimoniare le sue origini melodiche. Radici che sono un po’ quelle di tutti noi. E pesca tra i classici degli anni Ottanta, «The riddle», di Nik Kershaw, un esempio di mélange tra musica dance ed elettronica tipico dell’epoca, forse troppo bistrattato negli anni a seguire, ma molto amato dalla Mirò. E poi, a chiudere l’album, c’è la rivisitazione di «Hymne à l’amour» di Edith Piaf. Un inno all’amore prorompente impreziosito, come sempre, dalla voce carismatica e leggendaria del “passerotto di Parigi”. La Mirò vi aggiunge un tocco di freschezza, senza però compromettere il fascino e la femminilità dell’originale.
Barbara Rizzo
v.colombo
© riproduzione riservata










