Antipedofilia, c’è coda Ma ormai non serve più

Antipedofilia, c’è coda
Ma ormai non serve più

Decreto antipedofilia: lunedì scatta l’ora x. Anzi no. Sino a ieri pomeriggio vigeva la regola ferrea: se il lavoratore ha contatti diretti e continuativi con dei minori il datore di lavoro ha l’obbligo di chiedergli di presentare il casellario penale.

E quello di lunedì 6 aprile era termine perentorio per adempiere all’obbligo previo sanzioni da un minimo di diecimila a un massimo di 15mila euro.

Risultato: il tribunale di Varese è stato preso d’assalto nella mattinata di ieri con la cancelleria generale costretta a sopportare il 60% in più del normale numero di richieste relative ai certificati penali.

Nel pomeriggio di ieri, però, il ministero della Giustizia, visto il caos, ha reputato opportuno chiarire: esenti dall’obbligo colf, baby sitter, bidelli, docenti. Un’autocertificazione può bastare per ora, e il casellario penale diventa obbligatorio in tempi brevi soltanto in caso di nuovi contratti, non per i contratti in corso.

Senza comunque alcun blocco per le nuove assunzioni nel caso, lunedì, il lavoratore non si presenti munito di certificato penale. Nel frattempo, però, i lavoratori si sono riversati in tribunale nell’ultimo giorno utile per poter adempiere a quello che sino alle 17 di ieri circa pareva obbligo imprescindibile per poter lavorare. Tutti in coda e non proprio felici: «Ottima idea, ma realizzata malissimo – raccontavano i lavoratori in attesa – Ci hanno dato tre giorni per poterci mettere in regola. E non è affatto chiaro cosa accadrà in futuro».

Il chiarimento del ministero, arrivato a uffici giudiziari chiusi, alla vigilia della domenica, ha il sapore di una beffa: il tribunale ieri ha rischiato il collasso. In un sabato normale la cancelleria generale di Varese vede, per ragioni diverse, un numero di richieste della così detta fedina penale che oscilla tra le trenta e le quaranta.

Ieri mattina si sono presentati in cento, richiesta più, richiesta meno. Con inevitabile attesa vista la mole di utenti (il 60% in più del normale) che si è riversata al piano terra del palazzo di giustizia in preda al panico. La parola più ripetuta ai funzionari del tribunale era: “urgente”.

«Urgente – spiegavano gli utenti in attesa – perché in caso di mancata consegna non è chiaro cosa accada. E nessuno vuole pagare una multa tanto salata». In coda ieri c’erano baby sitter, colf, ma anche allenatori di calcio di squadre dilettantistiche, trainer che operano nelle palestre, trainer che operano in piscina.

Non sapevano che di lì a poche ore la loro attesa sarebbe apparsa vana: il ministero ha infatti deciso per un’applicazione elastica del decreto per evitare di affollare i tribunali e consentire ai lavoratori di ottenere quanto richiesto con maggiore calma.

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