Anziana morta dopo il ricovero in Rsa: risarcimento a cinque zeri ai familiari

Il Tribunale di Varese accerta le responsabilità della struttura di Ispra nel peggioramento delle condizioni della paziente

Si è conclusa con un risarcimento di alcune centinaia di migliaia di euro la causa intentata dai familiari di un’anziana morta poche settimane dopo il ricovero in una Rsa di Ispra.

Il procedimento, avviato nel 2023, si è chiuso quest’anno al Tribunale di Varese, dopo che il giudice ha accertato le responsabilità della struttura nel rapido peggioramento delle condizioni fisiche della donna, fino al decesso.

Il ricovero e il rapido peggioramento

I fatti risalgono a circa tre anni fa, quando i figli della donna – 81 anni, residente a Varese – decisero di ricoverarla in una residenza sanitaria assistenziale.

L’anziana soffriva di un disturbo neurocognitivo accompagnato da stati di agitazione e da episodi di aggressività verbale. Secondo quanto emerso nel corso della causa, il personale della struttura avrebbe fatto ricorso a sedazioni sistematiche per tutta la durata del ricovero, senza però avviare le cure necessarie per la gestione delle sue condizioni.

Proprio queste circostanze hanno portato i familiari ad accusare la Rsa di incuria e negligenza. Dalle ricostruzioni emerse nel processo, infatti, le terapie di cui la paziente aveva bisogno sarebbero state facilmente adottabili.

Dopo poco più di un mese di ricovero e sedazioni, e di fronte al peggioramento delle condizioni, la donna è stata trasferita all’ospedale di Cittiglio, dove ha finalmente ricevuto cure adeguate.

Tuttavia era ormai troppo tardi: rimasta in stato di incoscienza, è morta circa un mese dopo a causa dell’aggravarsi delle patologie pregresse.

Le perizie: «Prestazioni non adeguate»

I familiari, assistiti dallo studio legale dell’avvocato Paolo Perota di Legnano, specializzato in cause di malpractice sanitaria, hanno sostenuto la loro azione legale attraverso perizie di parte.

Alle consulenze presentate dalla difesa si sono aggiunte quelle disposte dal Tribunale, che hanno confermato la responsabilità della struttura nel deterioramento delle condizioni della paziente.

Secondo la consulenza tecnica d’ufficio del medico legale, «le prestazioni fornite dai medici curanti della Rsa non sono state adeguate».

La relazione ha inoltre evidenziato «una responsabilità professionale del personale sotto il profilo diagnostico e terapeutico» e un approccio farmacologico non ottimale, soprattutto considerando le gravi comorbilità della paziente.

L’accordo e il risarcimento

Le stesse perizie hanno stabilito che una gestione tempestiva delle problematiche cliniche avrebbe potuto ridurre le conseguenze e probabilmente evitare il rapido aggravamento della situazione.

Alla luce di questi elementi, la vicenda si è chiusa con un accordo bonario tra le parti, attraverso il quale la struttura ha riconosciuto ai familiari della paziente un risarcimento di alcune centinaia di migliaia di euro.

Una cifra a cinque zeri che mette la parola fine alla vicenda giudiziaria, ma che riporta al centro il tema della qualità delle cure e dell’assistenza nelle strutture per anziani.