Tre mesi per stabilire se è compatibile con l’ambiente carcerario oppure no. Tanto avrà a disposizione il perito incaricato ieri per valutare il varesino di 40 anni, arrestato a fine aprile con l’accusa di aver assassinato la moglie , 28 anni, nella loro abitazione di via Conca d’Oro. Secondo l’accusa l’uomo avrebbe somministrato dei farmaci alla consorte all’insaputa della donna per renderla inerme.Quindi l’avrebbe soffocata con il piumone e il cuscino, salvo poi, ore dopo il fatto, chiamare il 118 segnalando che la Amalfi stava male e chiedendo l’intervento dei soccorsi. Argenziano è inabile e invalido civile al 100%. Soffre di una forma acuta di schizofrenia che mina la capacità di avere rapporti sociali di Argenziano. In sintesi il regime carcerario, secondo quanto sostenuto dal difensore , non è compatibile con le condizioni di salute del quarantenne. Il perito avrà a disposizione 90 giorni per valutare la situazione e depositare
le proprie valutazioni. Argenziano, attualmente detenuto nel carcere di Monza, resterà ristretto nella casa circondariale sino a quando la perizia non sarà depositata agli atti. La valutazione della compatibilità con il regime carcerario, però, non deve essere interpretata in senso più ampio. Il quesito posto dal giudice, infatti, non chiede al perito di valutare la capacità di Argenziano di intendere e di volere o di stare in giudizio. Perizia che probabilmente sarà chiesta dalla difesa che, già in sede di interrogatorio di garanzia, aveva sostenuto l’incapacità del quarantenne di rispondere alle domande del giudice. La tesi era stata rigettata e Argenziano si era avvalso della facoltà di non rispondere. Rigettato anche il ricorso al Tribunale del Riesame con il quale era stata chiesta la scarcerazione del quarantenne. I giudici milanesi hanno confermato l’impianto accusatorio ritenendo ben motivate le esigenze di custodia cautelare in carcere. Argenziano per ora resta dunque in cella.













