Arte/ Sgarbi: il nuovo Caravaggio? Una bufala domenicale

Arte/ Sgarbi: il nuovo Caravaggio? Una bufala domenicale

Roma, 13 giu. (TMNews) – Non è un nuovo, inedito, Caravaggio ma al massimo il dipinto scoperto in Spagna dal Sole24ore “richia­ma piuttosto il gusto di Bartolo­meo Cavarozzi o di Pietro Paoli­ni, titolari di una anche leziosa maniera caravaggesca”. A bocciare la rivelazione dell’inserto domenicale del quotidiano di Confindustria è Vittorio Sgarbi, con un intervento sul Giornale. Il critico spiega che si è “compiaciuto” della “bella notizia” ma dopo aver “visto l’immagine pubblicata a tutta pagina” ha capito che “si trattava di una ‘bufala’”.

Sgarbi poi aggiunge: “Dispiace per l’interesse e la suggestione dei riferimenti ester­ni, che sembrano confortare una tanto importante e audace attri­buzione ma, come sa bene Silvia Danesi Squarzina, il primo docu­mento sono le opere, e la storia dei dipinti è piena di sorprese che non corrispondono ai riscon­tri pur seducenti”. Insomma “dall’ambientazione in una biblioteca al cappello cardi­nalizio, al volto pateticamente inespressivo, tutto nel dipinto parla di un pittore molto diverso da Caravaggio e operoso alcuni decenni dopo. Anche l’aspetto più notevole, cioè quello del li­bro di piatto sullo scrittoio “richia­ma piuttosto il gusto di Bartolo­meo Cavarozzi o di Pietro Paoli­ni, titolari di una anche leziosa maniera caravaggesca”.

Secondo Sgarbi “è difficile pensare che un’opera così moscia e priva di energia possa essere riferita a Ca­ravaggio soltant­o perché si stabi­lisce un riscontro fra la descrizio­ne degli inventari di Vincenzo Giustiniani del 1638: ‘Un qua­dro di una mezza figura di S. Ago­stino dipinto in tela alta palmi 5

e mezzo e largo 4 e mezzo incirca, di mano di Michelangelo da Ca­ravaggio con sua cornice negra’, con una scritta dietro il quadro in cui il nuovo proprietario ricor­da la «procedencia (provenien­za) del Marqués Recanelli en la calle del Gobierno», l’attuale via della Dogana vecchia dove è Pa­lazzo Giustiniani”.

“Inutile osservare che anche le dimensioni non corrispondono alla descrizione del 1638 – continua Sgarbi – è suffi­ciente accostare il volto inespres­sivo del santo in lettura con altre analoghe teste certamente di Ca­ravaggio come quella di S. Mat­t­eo che impara a leggere coll’assi­stenza dell’angelo nel dipinto perduto a Berlino, che era la pri­ma versione della pala d’altare della cappella Contarelli in S. Lui­gi dei Francesi, opera che, ad as­secondare gli argomenti della Danesi, è dello stesso momento del sant’Agostino; o la nobile ed espressiva testa del S. Giuseppe nella Fuga in Egitto della galleria Doria Pamphilj, per non scende­re agli intensi S. Gerolamo della galleria Borghese o di Montser­rat”.

Sgarbi sottolinea poi: “Io non ho alcuna ragione per non partecipare all’entusia­smo di una nuova scoperta, ma sono assolutamente convinto della estraneità del nuovo dipin­to dalla mano di Caravaggio”. Quella del Sole24ore è stata quindi solo una “interessante suggestione da approfondire”. Perché “come si dice di tante piste che non portano alla meta ma si arrestano in un vicolo cieco”.

Red/Nav

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