ROMA – Gli atti persecutori, il cosiddetto stalking, è sempre più causa scatenante di delitti. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sullo Stalking, nel 40% dei casi gli stalker sono recidivi e il prologo del 15-20% degli omicidi in Italia è costituito da violenza psicologica o atti persecutori.La reiterazione degli atti di stalking – aggiunge l’Osservatorio – mette in evidenza la scarsa efficacia dell’articolo 612-bis del codice penale (atti persecutori): le richieste d’aiuto sono cresciute dal 10 al 25% negli ultimi anni e buona parte delle vittime sceglie di non denunciare, bloccata nel fondato timore di aumentare la carica di violenza del persecutore”.Nel 40% dei casi, coloro che si sono rivolti al Centro Presunti Autori hanno raggiunto ottimi risultati arrivando al
completo contenimento degli atti persecutori, e nel 25% si è potuto assistere ad una diminuzione drastica del fenomeno e una prevenzione della recidiva”. Perché non va dimenticato “che le vittime dello stalking sono due: la vittima e il persecutore, e che – sia nei casi di omicidio/suicidio, sia nei casi di omicidio – la persona che rimane in vita non arresterà il suo calvario psicologico, che lascia ferite indelebili e difficili da rimarginare”.Secondo l’Osservatorio bisogna previlegiare la prevenzione, con un “percorso di risocializzazione coordinato da esperti psicologi ed orientato a favorire la consapevolezza che determinate azioni arrecano danno e paura e, quindi, nell’assunzione di responsabilità di queste azioni. Lavoriamo su questo rimosso di profondo dolore e rabbia radicato da anni”.
p.batte
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