Attilio, Daniele e la politica umana

L’editoriale di Francesco Caielli

C’è una politica che ci affascina e ci appassiona, una politica sana che incarna alla perfezione la sua etimologia: perché forse ce lo siamo dimenticati, ma il termine deriva dal greco “politikè”, che letteralmente significa “che attiene alla città”. C’è una politica che ci piace perché è fatta dalla gente per la gente ed è la politica che in queste settimane si sta raccontando nella nostra Varese, in vista delle prossime elezioni amministrative che dovranno decidere il nome del futuro sindaco. Mettiamo le mani avanti con una promessa doverosa: da qui in poi parleremo con il cuore. E quindi parleremo di persone e non di simboli di partito, di idee e non di ideologie, di parole e non di promesse, di passioni e non di appartenenze: useremo, dunque, il linguaggio che

la politica dovrebbe usare tutti i giorni ma che ormai non usa quasi più.In città si respira un’aria frizzante e particolare, portata dal vento del confronto e delle chiacchierate di piazza: un avvicinamento al giorno del voto che nulla ha a che fare con le ammorbanti campagne elettorali a cui siamo abituati, sempre più improntate al detto del “chi vusa pusé la vaca l’è sua”. Forse perché i protagonisti – tutti e senza distinzioni – hanno capito che la gente non è affatto stupida e se la si prende in giro se ne accorge: apprezza che il politico di turno esca dal palazzo per parlare il linguaggio di tutti i giorni, ma se scopre che una volta ottenuto il voto torna a chiudersi nella sua torre d’avorio si sente tradita.

Qui a Varese sono state le settimane del coraggio. Quello di un uomo come Daniele Marantelli, che scenderà in campo per la sua città consapevole del fatto che se dovesse sedersi sulla poltrona di sindaco si tirerebbe addosso beghe e preoccupazioni che eviterebbe se restasse seduto sul suo scranno di Montecitorio. Una scelta dettata dalle regole della politica, certo, ma anche – ne siamo sicuri – dal desiderio di “fare qualcosa” per la sua città. Ma sono state anche le settimane del coraggio di Attilio Fontana, che sta ormai esaurendo il suo mandato e potrebbe tranquillamente iniziare a pensare di tornare nel suo studio di avvocato per fare il lavoro che ama (nel quale, per inciso, è uno dei più bravi in assoluto). E che invece ha deciso e deciderà di restare in campo, non tanto per gloria personale ma soprattutto per il desiderio di dare un seguito al lavoro fatto fin qui: per l’umana e comprensibile volontà di vedere un po’ continuità alle battaglie combattute e ai principi difesi.

Sono state le settimane del coraggio di chi ha deciso di mettere il proprio nome e il proprio impegno per una Varese diversa partecipando alle primarie del Pd, le settimane del coraggio di chi ha animato un dibattito a tratti spigoloso ma sempre interessante e rispettoso. Le settimane del coraggio di chi metterà il proprio volto – il nome di Matteo Bianchi sembra il più gettonato in casa Lega – per qualcosa di più grande, ponendosi ai cittadini di Varese con lo stesso spirito con cui si pone a quelli di Morazzone, dove ci si conosce tutti per nome. E sono state, permettetecelo, anche le settimane del coraggio della gente. Che ha riempito fino a farla scoppiare la nostra cassetta delle lettere di tagliandi con cui esprimere il candidato sindaco ideale: scrivendo nomi e provocazioni, proposte e idee. Non sappiamo come andrà a finire, ma sappiamo che quando pensiamo alla politica immaginiamo qualcosa di molto simile a quello che sta succedendo ora a Varese. Per noi giornalisti, raccontare queste elezioni è una scoperta che si rinnova tutti i giorni. Continueremo a farlo, con la promessa che faremo di tutto per non scalfire questo clima meraviglioso e stimolante. Orgogliosi ancora una volta della nostra Varese e dei suoi abitanti.