Baliani sul palco con Kohlhaas E con un “teatro di giustizia”

GALLARATE Di «Kohlhaas», uno dei primi testi di narrazione, quello che ancora oggi affascina e sorprende a distanza di oltre vent’anni dalla prima rappresentazione è la potenza del racconto, quella di un uomo solo in scena, seduto, immobile, senza l’ausilio di altri orpelli scenografici e senza musiche che accompagnino una performance quasi ed esclusivamente verbale. Il monologo inserito nella stagione della Fondazione Culturale e nella rete di Sipari Uniti, interpretato da Marco Baliani e scritto a quattro mani con Remo Rostagno ispirandosi alla novella omonima di Heinrich von Kleist approda al teatro del Popolo domani alle 21 (biglietti 15 euro, informazioni allo 0331.78.41.40).Dalle 15 alle 18, inoltre, nello Spazio delle Idee del Teatro di via Palestro, lo spettacolo sarà preceduto da un incontro-seminario tenuto dallo stesso Baliani, scrittore, attore, regista e drammaturgo tra i più originali del panorama teatrale nazionale. Teatro di narrazione dunque, con quello che è ormai uno spettacolo cult. E soprattutto teatro di giustizia. Perché Michele Kohlhaas è un uomo giusto, in pace con se stesso, ama la sua vita, la sua famiglia. E Marco Baliani narra la sua vicenda ispirata ad una vecchia cronaca della metà del Sedicesimo secolo, rivivendo il tragico caso del personaggio kleistiano, allevatore di cavalli in Germania. Quella di Kohlhaas è la storia di un integerrimo cittadino, marito, padre, mercante di cavalli e padrone di una fattoria. Un uomo qualunque il cui cuore è ripetutamente dipinto dal testo come un recinto all’interno del quale nulla manca e di nulla si ha bisogno,

e il cui senso della giustizia, così recitano le parole di Kleist, è «simile alla bilancia dell’orafo». Ma in questo piccolo mondo perfetto una sopraffazione colpisce il mercante: il barone Von Tronka trattiene in pegno i suoi due migliori morelli e glieli rende smunti, emaciati, consumati dal lavoro. Kohlhaas denuncia allora l’accaduto e chiede alla legge degli uomini che gli sia resa giustizia, ma il barone è troppo potente perché un processo possa essere istruito contro di lui. Nemmeno l’imperatore sembra disposto a esercitare la propria influenza, nonostante la moglie di Kohlhaas sia morta nel tentativo di fargli pervenire una supplica. Il mondo di Kohlhaas si è dissolto, il cerchio di giustizia in cui si sentiva protetto e in pace è andato in frantumi e l’allevatore, risucchiato dalla furia del riconoscimento del proprio diritto, si trasforma da vittima in carnefice, all’inseguimento di una vendetta contro un uomo che non raggiungerà mai. Quindi si scatena in lui una violenza titanica in nome della giustizia che lo condurrà ad allestire un autentico esercito di disperati, a guerreggiare contro gli uomini dell’imperatore, a mettere a ferro e fuoco le città tedesche che incontrerà sul suo cammino verso la cattura del barone. Arrestato e condannato a morte per quanto commesso, Kohlhaas decide di affrontare a testa alta la propria condanna, che proviene da una sorta di giustizia terrena per ricomporre il cerchio infranto dalla catena di sopraffazioni subite nella sua vita E soltanto sulla forca il suo sacro diritto, così selvaggiamente difeso, sarà riconosciuto.Barbara Rizzo

s.bartolini

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