VARESE L’incidente nei corridoi della scuola, tre anni fa, procurò al bambino un danno permanente al braccio e alla mano destra. Un danno mai risarcito per cui ora la famiglia chiede 234 mila euro al Comune e al Ministero dell’istruzione, citati in giudizio per responsabilità solidale davanti al Tribunale civile di Milano.
L’episodio risale al 17 gennaio del 2007: non erano ancora le dieci del mattino quando un alunno della classe quinta della scuola elementare Don Bosco (in una traversa di viale Aguggiari) chiede alla maestra di andare ai servizi. Poco dopo il boato fragoroso di una porta a vetri, quella del bagno, che si rompe in mille pezzi ferendo gravemente il piccolo alunno. Immediata la corsa in ospedale dove il bambino viene operato di urgenza dall’equipe del dottor Amedeo Bini che in quattro ore di intervento tenta di ricostruire arteria, tendine e gli altri tessuti lacerati. L’operazione nel complesso è riuscita ma per il piccolo risulta comunque impossibile recuperare completamente la funzionalità motoria dell’avambraccio e della mano destra, tanto che gli è già stata riconosciuta un’invalidità permanente del 25%. «Perché il bambino è andato a sbattere contro quella porta vetri e soprattutto perché il vetro in questione non era di quelli antiferita, come previsto dalla legge?» Queste le domande poste dalla famiglia alle quali i tribunali dovranno dare risposta.
Dall’episodio infatti sono nati due procedimenti giudiziari: quello civile, cui accennato prima, che vede chiamati in causa il Ministero dell’Istruzione, responsabile delle misure organizzative e disciplinari per la sicurezza, e il Comune di Varese, proprietario della scuola e quindi responsabile dalla messa a norma e della manutenzione dell’edificio che ha appena nominato suo difensore l’avvocato Patrizia Esposito. «La prima udienza, davanti al Tribunale di Milano competente, vista la citazione in giudizio del Ministero, è fissata per luglio – spiega l’avvocato della famiglia, Maria Privitera, del foro di Varese – Speriamo in questa sede di riuscire ad ottenere il dovuto risarcimento, visto che sin ora l’assicurazione del Comune, la compagnia Axa, si è rifiutata di coprire i danni, negando l’incidentalità dell’episodio a causa delle lettere con cui la scuola aveva già chiesto più volte al Comune la messa a norma delle porte a vetro».
Questa corrispondenza è oggetto di attenzione anche per l’altro procedimento in corso, questa volta in sede penale presso il Tribunale di Varese che celebrerà sempre a luglio la seconda udienza. Tre le persone imputate, tra cui due dirigenti del Comune di Varese, «accusate di colpa, negligenza, imprudenza e imperizia in violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro» spiega l’avvocato Privitera – Il bambino ha subito un danno grave, permanente ed evidente».
f.tonghini
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