Milano, 22 feb. (Apcom) – Il 2009 e il 2010 saranno anni molto
difficili, ma “non c’è motivo di farsi vincere dalla sfiducia”.
Le banche italiane devono attrezzarsi: il pericolo viene dal
deteriorarsi del quadro economico, più che dai titoli `tossici’.
L’obiettivo deve essere quello di continuare a garantire il
credito alle imprese e nello stesso tempo rafforzare i presidi
prudenziali sugli impieghi. Questo il messaggio lanciato dal
governatore della Banca d’Italia Mario Draghi che nel suo
intervento alla quindicesima edizione del congresso
Aiaf-Assiom-Atic Forex a Milano ha esortato gli istituti di
credito a utilizzare i Tremonti bond senza esitare e ha
sottolineato che occorrono nuove ricapitalizzazioni mirate allo
sviluppo.
Secondo il governatore, la recessione dell’economia europea
“finirà inevitabilmente per pesare sui bilanci delle nostre
banche. Rischi di credito – ha messo in evidenza – emergono sia
nei settori di attività tradizionale sia nelle economie
emergenti, al cui deterioramento, il nostro sistema, come altri,
è esposto”. Mario Draghi ha fatto quindi riferimento ai corsi
azionari dei titoli del comparto del credito. “L’aumento degli
accantonamenti a fronte di perdite su crediti – ha messo in
evidenza – peserà sui conti economici delle banche nell’anno in
corso. I mercati scontano questo peggioramento nelle loro
valutazioni”.
Come provvedere? La ricetta del governatore della Banca d’Italia consiste nel rafforzare i presìdi prudenziali di fronte al deteriorarsi della congiuntura, creando al tempo stesso le condizioni per garantire flussi adeguati di credito, ed “evitare l’avviarsi di una spirale tra restrizione creditizia e peggioramento dell’economia”. Proprio nella prospettiva di un peggioramento della qualità dei crediti, Draghi avverte che è importante che le banche “provvedano a una valutazione prospettica realistica e severa delle perdite su crediti che inevitabilmente si produrranno nel corso dei prossimi mesi” e che su questa valutazione basino politiche di bilancio, decisioni di ricapitalizzazione, distribuzione dei
dividendi e anche remunerazione del management. “Una stretta creditizia – ha avvertito – aggraverebbe la recessione, una minore prudenza rischierebbe di riflettersi sulla stabilità delle banche, con gravi conseguenze per la capacità di erogare credito nel medio periodo, per la stessa economia”. Dopodiché , è anche “opportuno riconsiderare il trattamento fiscale delle perdite su crediti”. Al riguardo Draghi ha fatto esplicito riferiento a Francia, Germania e Regno Unito, dove a differenza che in Italia è riconoscuita l’immediata e completa deducibilità delle rettifiche di valore indicate in bilancio. Parole che hanno incontrato l’immediato apprezzamento della platea di banchieri presente.
Alle banche si chiede anche di fare piena luce sulle poste
problematiche presenti in bilancio dall’inizio della crisi, come
ha ribadito oggi il governatore, che in proposito vede “con
favore” provvedimenti del tipo `bad banks’.
La disponibilità di finanziamenti all’economia , ha rimarcato
poi, “non va perseguita allentando gli standard di valutazione
del merito di credito, ma con un irrobustimento del patrimonio
che rimuova vincoli indebiti all’espansione dell’attivo”. In
sostanza, ha ripetuto, le banche devono adottare tutte le misure
necessarie e cogliere tutte le occasioni opportune per rafforzare
il patrimonio. Per Draghi ora è “pressante procedere a nuove
ricapitalizzazioni mirate allo sviluppo, a interventi di sostegno
degli attivi bancari”, che per tornare ad attirare capitale
devono essere assolutamente trasparenti. Via libera in tal senso
dal numero uno di via Nazionale anche ai Tremonti bond. “Se i
fondi messi a disposizione dallo Stato sono di dimensione
adeguata, se le condizioni che accompagnano gli interventi sono
ragionevoli e concrete, tese a ottenere l’obiettivo, senza
ingerenze aministrative nelle scelte imprenditoriali, non si
esiti – ha invitato – a utilizzarli”.
Le prime risposte sono arrivate a stretto giro
dall’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo e
dal presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo
Giovanni Bazoli. Per il primo, i Tremonti bond sono
“un’opportunità”. “Per il governo – ha spiegato Profumo – sono un
bell’investimento, per noi un’assicurazione. Non vanno però
visti come un’attività `salvabanche’, ma servono a dare capitali
per far crescere gli impieghi”. Il manager, che già ieri sera
aveva ribadito che la banca di piazza Cordusio valuterà questi
strumenti, oggi, a chi domandava se l’istituto intenda
utilizzarli, ha risposto: “dobbiamo guardare alla composizione
del nostro gruppo. Abbiamo una parte significativa dei rischi di
gruppo su Bank Austria. Dobbiamo valutare l’intervento
dell’Austria e poi dove c’è un rischio percepito”. Bazoli ha
invece affermato che Intesa Sanpaolo studierà il testo del
provvedimento “in tempi rapidissimi” ma prima non vuole
pronunciarsi. Il ricorso ai Tremonti bond per il presidente del
Cds di Intesa Sanpaolo “può essere uno degli strumenti” per
rafforzare il patrimonio degli istituti, “ma così come ce ne sono
di altri”. “Ci rifletteremo”, ha aggiunto il presidente del cdg
Enrico Salza.
Bos-Sib
MAZ
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