Banche, è rivoluzione Con meno sportelli

Il settore bancario è già da tempo in subbuglio: nello scorso mese di ottobre ci fu il primo sciopero di settore, dopo oltre dieci anni, per manifestare contro la rottura anticipata del contratto da parte dell’Abi, grandi gruppi hanno poi annunciato piani industriali che hanno portato a tagli e prepensionamenti, altri hanno portato avanti contratti di solidarietà interni proprio per evitare tagli. Cronache, statistiche e numeri di un settore che cambia.

Ed ora spuntano i dati della Banca D’Italia che aggiungono nuove preoccupazioni a un comparto che negli ultimi dieci anni ha subito una profonda trasformazione non ancora conclusa. Anzi, in piena evoluzione: dal 2007 ad oggi il sistema bancario italiano, comprendendo oltre 600 banche fra spa, popolari e banche di credito cooperativo, ha perso circa 800 sportelli passando così da 32.800 a 31.900 filiali.

E le previsioni non sono certo migliori: analizzando i piani industriali delle più grandi società bancarie sono previsti tagli per altri 1500 sportelli.

Con relativo adeguamento di personale: «Se oggi in Italia ci sono circa 320mila bancari – spiega Pierpaolo Ferri, segretario provinciale della Fabi varesina – la previsione, per i prossimi cinque anni, è di scendere a 290mila lavoratori».

Tagli che preoccupano: «Il nostro settore è in movimento da tempo» sottolinea Ferri: «Se pensiamo a 15 o a 20 anni fa la situazione era molto diversa: le banche tendevano a parcellizzare, aprendo sportelli ovunque, mini-sportelli anche di tre, quattro persone, per avere una forte presenza sul territorio».

Fino a qualche anno fa, aggiunge Alberto Broggi, segretario generale della Fiba-Cisl varesina «capitava di sovente che le banche cedessero sportelli ad altre banche: tutti avevano interesse ad avere presidi sui territori. Oggi non accade più di tutto questo».

Il sistema bancario ha subito molti eventi negli anni che, tutti assieme, hanno portato alla trasformazione: la crisi è solo l’ultimo dei tasselli.

«Ci sono state le privatizzazioni, l’ingresso delle banche straniere in Italia, fusioni, piani industriali» racconta Ferri. E poi si è aggiunta l’esplosione della bolla finanziaria: i costi di gestione hanno iniziato ad incidere fortemente «e uniti alla contrazione del mercato e alle tecnologie digitali hanno portato a questa linea tutta in discesa». Dati, spiega Ferri «che noi cerchiamo di contrastare chiedendo alle banche un impegno nella professionalizzazione della figura del bancario».

Che non è più certo quello di una volta: «Oggi i bancari sono penalizzati innanzi tutto a livello di remunerazione» racconta Broggi.

«Il tanto ambito privilegio della sedicesima mensilità non esiste più da moltissimi anni e soprattutto a fronte di una responsabilità crescente del bancario, che può sfociare anche nel penale, non c’è sicuramente una giusta contropartita».

Anche le forme contrattuali, aggiunge Ferri sono sempre meno stabili: «Ci sono sempre più precari, sempre più contratti a termine».

Le aspettative dei lavoratori diminuiscono anziché crescere «mentre le loro responsabilità continuano ad aumentare a fronte di una legislazione in continua evoluzione e sempre più stringente, come nel caso della normativa anti riciclaggio».

Quello che sta cambiando, conclude Broggi è il rapporto con il cliente: «Che anche per un uso sempre più massiccio delle tecnologie digitali si sta del tutto spersonalizzando».

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