Vado via per giocare nelle coppe.
Ci ha lasciato così (anche) Adrian Banks, che non molte settimane fa era proclamato eroe della piazza e “mvp” dell’anno, con tanto di premi, bagni di folla e osanna. Un giocatore che dal canto suo confessava il grande feeling con la città e con la sua gente: un posto, insomma, nel quale restare. Se ci fosse da giocare nelle coppe, appunto, e non solo in Coppa (il nuovo presidente della società, ndr).
Ma dal momento che la Varese dei canestri la prossima stagione le coppe, ahimé, le vedrà con il binocolo (grazie anche all’apporto del Banks medesimo, che non essendo Michael Jordan non avrebbe potuto ribaltare da solo un’annata disgraziata), ecco che… «ragazzi, mi dispiace, è stato bello e vi abbraccio, ma devo guardare al profilo della mia carriera». Camèl e barchèta, come diceva l’ex assessore regionale Piergianni Prosperini, e saluti a tutti. E tu pensi, allora: cappero, avrà a tiro qualche bel boccone nell’Eurolega, perché solo un’Eurocup è roba da sfigati, al crocevia di un percorso professionale destinato al rialzo.
Nemmeno un paio di mesi dopo, leggiamo che Banks si è accasato ad Avellino, dove il buon Frank Vitucci pare avere bisogno di iniezioni da cavallo di “Memorina B12”, se ha indicato Adrian pure quale esempio etico, dimenticando – o facendo finta di dimenticare – il famoso pasticcio della serata precedente la settima gara della semifinale con Siena, nella stagione degli Indimenticabili.
Ma Avellino farà le coppe? Un corno. Al massimo farà la Coppa del Vesuvio, così come a noi di Varese, a questo giro e nella speranza che l’andazzo cambi perché qui le coppe si giocavano per davvero e capitava pure di vincerle, toccherà quella del Sacro Monte.
Qualcosa, insomma, non quadra. O forse sì: probabilmente è cambiato l’italiano (parlato più che da Banks dai suoi agenti) e adesso dichiarare «vado a giocare le coppe» significa «vado a prendere il grano». Basta intendersi, in definitiva.
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