Barbara: «Sono una donna geneticamente modificata»

Barbara: «Sono una donna geneticamente modificata»

VARESE Barbara Mariani ha 42 anni e una storia d’amore da raccontare: quella per se stessa, per il suo corpo e per la sua vita.

Aveva 31 anni quando, neo sposa, s’è sentita per la prima volta crollare il mondo addosso: «Ha il cancro». Il cancro alla mammella. «In quel momento tocchi il fondo, entri in un tunnel, piangi, ti disperi, capisci di dover ripensare la tua vita e i tuoi progetti». Barbara sognava dei figli e s’è ritrovata in un letto d’ospedale, lei che in corsia c’era stata solo una volta, in culla.

«Mai ho mai pensato “perché a me”» racconta oggi insieme all’amica varesina Adele Patrini, presidente di Caos, il Centro ascolto operate al seno che da anni combatte la battaglia dell’informazione, della prevenzione e della rete contro un male che fa paura. Ma si può guardare negli occhi.

Mai l’ha pensato neppure quando, nel 2005, le hanno diagnosticato un altro tumore. E neppure nel 2009, quando le è stato diagnosticato il terzo. Sempre al seno: «Un’altra montagna da scalare, ma ora sono in cima».

E da lassù Barbara ha fatto una scelta. Ha detto sì a un test in grado di individuare una eventuale mutazione genetica che predispone all’insorgenza del cancro. «Si tratta di una specie di esame del sangue – spiega – É così che ho scoperto di essere geneticamente modificata, ovvero portatrice di un gene che dà un 60% di possibilità in più di sviluppare il cancro alla mammella».

Barbara, che cura un sito in due lingue e un blog con il quale parla di prevenzione e aiuta i malati a non sentirsi soli, lancia un messaggio: «Non abbiate paura di questo test». Non abbiate paura di sapere e di combattere, «di scavare dentro di voi, di parlare, di confidarvi, di curare il vostro corpo e la vostra anima». Lei è una donna consapevole, il suo fiore – l’unico a salvarsi sul balcone di casa durante la chemioterapia – è l’ibisco, il fiore che sprona a “cogliere le opportunità”.

Una di queste verrà offerta sabato dalle 10 alle 12 nella sala congressi “Luigi Ambrosoli” di Villa Recalcati in occasione del convegno “Donne e salute” promosso da Caos in collaborazione con l’amministrazione provinciale, la sezione di Venegono Superiore del gruppo alpini e la consulta femminile. Nel corso della mattinata – che prevede la partecipazione della stessa Mariani, del docente di storia della medicina dell’Insubria Giuseppe Armocida e della genetista Ileana Carnevali – verrà consegnata una borsa di studio dedicata all’indagine di mutazione genetica in ricordo di Stefano Fontana, una penna nera stroncata nel 2009 a soli 22 anni da un tumore.

«Il compito di noi alpini è di aiutare chi ha bisogno» scandisce Bruno Zoccola, referente del gruppo di Venegono al quale appartiene anche il papà di Stefano, Tonino Fontana.

Il cancro riguarda tutti, dicono gli alpini. E Adele Patrini conferma: «Per affrontarlo dobbiamo fare rete». Villa Recalcati ha deciso di farne parte investendo, come conferma l’assessore alle Politiche Sociali Christian Campiotti, sulla ricerca: «La Provincia, con questa borsa di studio, si fa volano per affiancare il sociale al mondo sanitario». E per dare all’ospedale di Circolo la possibilità di portare fino alla stabilizzazione la genetista impegnata nella ricerca sul test cui si è sottoposta anche Barbara. E che sarà a disposizione di tutte le strutture ospedaliere varesine e varesotte.

«Abbiamo fatto un gol al cancro» prosegue Patrini che, affiancata dalla vicepresidente della consulta femminile Maria Franca Pajetta, e da un volontario-amico, Ezio Cazzaniga, parla anche del ruolo fondamentale della multidisciplinarità e della personalizzazione delle cure.

D’altronde il test dimostra che le differenze ci sono e che ad esse si può rispondere con percorsi di screening e cura ad hoc: dal 2008 a oggi, l’ambulatorio di consulenza genetica oncologica ha effettuato 596 consulenze, 110 test genetici, identificato 79 mutazioni e 39 mutazioni positive. Donne “osservate speciali” perché con un rischio del 60% di sviluppare la malattia.

Durante la manifestazione di sabato si esibirà anche il coro “La Dinarda” che accenderà le luci di Natale. E della speranza.

s.bartolini

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