SARONNO – Oltre metà della produzione destinata alla Cina, volumi più che dimezzati entro il 2027 e ricadute previste sia sugli operai sia sugli impiegati. Il piano presentato dalla Barco apre uno scontro con i lavoratori dello stabilimento di Saronno, dove i sindacati hanno proclamato uno sciopero a oltranza.
La multinazionale belga produce dispositivi elettromedicali, tra cui monitor utilizzati nelle sale operatorie. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, una parte consistente delle attività oggi svolte a Saronno dovrebbe essere trasferita nello stabilimento di Suzhou, nell’area orientale della Cina, a circa cento chilometri da Shanghai.
Fermate quotidiane dal 19 ottobre
Dopo lo sciopero con presidio organizzato venerdì 16 ottobre, Fiom Cgil, Fim Cisl dei Laghi, Uilm e Rsu hanno deciso di proseguire la mobilitazione senza indicare una data conclusiva.
Da lunedì 19 ottobre, il primo turno e il personale con orario giornaliero si fermeranno dalle 11 alle 11.30. Per il secondo turno lo sciopero si svolgerà invece dalle 18 alle 18.30.
La rappresentanza sindacale potrà affiancare alle astensioni quotidiane ulteriori iniziative. L’obiettivo dichiarato è ottenere il ritiro del trasferimento e difendere i posti di lavoro e la capacità produttiva del sito saronnese.
La produzione scenderebbe da 52mila a 20mila pezzi
In base ai dati comunicati ai lavoratori, lo stabilimento dovrebbe passare dagli attuali 52mila pezzi all’anno a circa 20mila nel 2027. Il ridimensionamento sarebbe quindi superiore al 60%.
Il piano, sempre secondo la ricostruzione sindacale, comporterebbe un impatto stimato nel 40% dell’area produttiva e nel 30% di quella impiegatizia. Oltre a Suzhou, potrebbero essere coinvolte nel trasferimento anche altre sedi del gruppo.
I rappresentanti dei lavoratori chiedono ora all’azienda di chiarire quali attività rimarranno a Saronno, quanti posti siano effettivamente a rischio e quali prospettive industriali vengano assegnate allo stabilimento.
I primi effetti sui lavoratori interinali
La vertenza riguarda anche 25 lavoratori interinali impiegati con contratti di staff leasing. I loro rapporti non sarebbero stati rinnovati già a settembre, una decisione che i sindacati interpretano come il primo effetto concreto del progressivo ridimensionamento.
La preoccupazione è che la riduzione dei volumi possa estendersi rapidamente anche al personale stabile, con conseguenze sull’intero comparto produttivo e sull’indotto del Saronnese.
Amabile: «Un doppio impoverimento»
Per Otello Amabile, della segreteria Uilm Uil, la decisione della multinazionale produrrebbe un danno sia locale sia europeo.
«Da una parte si impoverisce un territorio come il Saronnese, che ha dato molto allo sviluppo di questa multinazionale – afferma – dall’altra si trasferisce in Cina il know-how europeo di un settore delicato e strategico come quello medicale».
Il sindacalista chiede quindi un intervento delle istituzioni europee: «Bruxelles dovrebbe farsi sentire». Con l’avvio delle fermate quotidiane, la vertenza entra ora in una fase destinata a incidere profondamente sulle relazioni tra azienda e lavoratori.













