Alla prima e unica occasione per il ritorno in famiglia dopo settimane passate in sella sei ore al giorno tra Tirreno-Adriatico e prove dei tapponi del Giro, Ivan Basso si è visto entrare in casa un plotone di energumeni che di prima mattina gli hanno prelevato il sangue, ma già che c’erano potevano anche strappargli i capelli come hanno fatto due giorni prima a Lance Armstrong, oppure portargli via la pipì e la saliva. Erano gli ispettori dell’Unione ciclistica internazionale e invece di svolgere il loro blitz casuale e a sorpresa durante un’ora qualunque di un giorno qualunque delle ultime settimane lavorative del cassanese, lo hanno braccato e brancato nel momento in cui stava riabbracciando sua moglie Micaela e giocando con i suoi figli Domitilla e Santiago. Praticamente, l’unico momento in cui avrebbero potuto e dovuto lasciarlo in pace se fossero stati anche loro nella vita uomini e padri di famiglia. Ma l’umanità e il rispetto delle persone vanno e vengono come il vento, l’umanità e il rispetto alcuni ciclisti non se li meritano mentre ad altri sono dovuti anche quando dovrebbero essere solo presi a calci nel sedere. Oggi è il giorno della Sanremo ma non c’è pace, non c’è entusiasmo, non c’è fiducia
finché non ci sarà giustizia. E non ci sarà giustizia finché non verrà tolto a Valverde (in giallo al Tour e in trionfo alla Liegi) e agli altri big spagnoli ciò che hanno conquistato sulla pelle dei ciclisti puliti e di quelli che hanno pagato per tutti, anche per loro. Non ci sarà giustizia finché l’Unione ciclistica internazione, il corrispondente spagnolo del Coni o la giustizia iberica non toglieranno una volta per tutte la bicicletta e la carriera a Valverde e a chi ha spudoratamente e vergognosamente continuato a correre, a vincere, a esultare, ad andare in prima pagina sui giornali (gli stessi giornali che poi sono sempre i primi a fare la morale a Basso) nonostante le loro sacche di sangue drogato fossero custodite dal dottor Fuentes proprio accanto a quelle di Ivan, che invece ha purgato il suo peccato perdendo il lavoro e due anni di vita. La casa e la famiglia di Valverde e degli altri raccomandati continuano a non essere setacciate e violate, mentre quella di Basso sì. Ma quale forza, quale democrazia, quale dignità, quale novità può rappresentare un ciclismo che è debole con i forti e forte con chi ha ammesso la sua debolezza?Andrea Confalonieri
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