L’amore per il Varese e la voglia di Varese resistono e aumentano in quelli che stanno fuori man mano che diminuiscono in quelli là dentro. Il Brescia è venuto a vincere, senza averne voglia, con ragazzini nemmeno ventenni e con la squadra-B, dominando a centrocampo, correndo e creando contro una squadra di morti che camminano.
Dei ragazzini con la maglia del Varese continuano a giocare nel campetto dell’antistadio alle sette della sera: sembra che tutto sia finito, ma loro giocano. Sette contro sette, sette sconfitte su sette: doppio record. Il loro, e il nostro: non riusciamo a credere che finisca così. C’è ancora qualcosa a cui aggrapparsi, impalpabile nell’aria, e a farci dire che l’anno prossimo il Varese sarà ancora in serie B. Come al 90’ di Alto Adige-Varese, quando stavamo perdendo la promozione in serie C1: restavano solo 4 minuti (4 partite, playout compresi), ma l’urlo improvviso può arrivare anche all’ultimo assalto dell’ultimo secondo di campionato.
Una squadra non può scomparire così, dopo essere stata in zona playoff, come se niente fosse. Sette croci da portare, tutte su Sottili: paga perché Pavoletti non può sparire, Zecchin e Corti imbrocchire di colpo. Paga perché non ha avuto un uomo forte con lui (forte significa esperto, non alle prime armi) che potesse levargli di dosso il terrore e l’ansia di sbagliare
che alla fine lo hanno fatto sbagliare. Paga perché nella sua faccia c’era scritta una parola, sconfitta, che gli è stata appiccicata dai giocatori e non gli è stata levata da nessuno. Paga mentre non paga mai nulla chi tira i fili di questo eterno gioco al massacro che ha sempre bisogno di un nuovo martire a portare la croce degli altri.
Anche dando tutte le colpe ai giocatori, a Milanese, a Gautieri e a Sottili, non riuscirà a nascondere le sue l’amministratore delegato Enzo Montemurro, deus ex machina della società (Laurenza ha affidato a lui tutta la gestione, sbagliando persona, ma l’ha fatto in buona fede, mettendoci faccia e soldi veri).
Tutte le decisioni che contano sono sbagliate e le ha prese lui, Montemurro: per dirne una, il ds Milanese è stato cacciato con 12 punti di vantaggio sul Cittadella. Ha dettato una linea perdente su tutti i fronti: del bilancio, degli uomini (il suo team, impiantato in società, sta facendo tabula rasa delle vere e brave persone che amano il Varese), dei rapporti con la città e le persone che contano. Non basta questo a dimettersi, per non mettere più in difficoltà di così Laurenza?
Arriva Bettinelli, storico vice-Sannino, allenatore della Primavera e del vivaio. Carattere difficile: perché, Sannino cos’era, un agnellino?
Nb: fossimo in Laurenza, andremmo di persona da Riccardo e Luca Sogliano, le uniche persone nel mondo del calcio che possono salvare il Varese: «Dovevo ascoltarvi già la scorsa estate, ma ora sono qui. Cosa facciamo per restare in B?». La risposta arriverebbe all’istante perché con loro non è mai troppo tardi. Se vuoi, Nicola, ci andiamo assieme. Ma li ascoltiamo fino in fondo, qualunque cosa dicano.
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