Roma, 16 giu. (TMNews) – Un gesto sì “spontaneo”, per rispetto dell’autonomia dei consiglieri della Banca centrale europea. Ma un gesto dovuto, per “responsabilità” verso la Ue e l’Italia stessa. Silvio Berlusconi e il governo non transigono sulla posizione assunta: Lorenzo Bini Smaghi deve lasciare il suo posto nel board della Bce. E, fanno notare fonti di maggioranza, “senza porre condizioni”.
Una posizione espressa dal premier in conferenza stampa poco prima di incontrare lo stesso Bini Smaghi a palazzo Chigi, e poi ribadita in una nota serale. Segno evidente che la visita del consigliere Bce non ha sortito i frutti sperati. La preoccupazione, si spiega, non è il rischio che si blocchi la nomina di Mario Draghi a presidente della Bce: “La decisione ormai è presa, non si può tornare indietro”, viene fatto presente. Piuttosto, è il rispetto di quella regola non scritta che vuole nel ‘board’ dell’istituto 4 componenti dei ‘grandi’ dell’area euro, ovvero Germania, Francia, Italia e Spagna, e due dei Paesi più piccoli. Regola che salterebbe se Bini Smaghi non facesse il “passo indietro” chiestogli oggi per due volte, lasciando il posto ad un nuovo consigliere francese.
E il passo indietro viene considerato dovuto dalla maggioranza, tanto più da parte di chi – si fa notare – “ha impostato la propria carriera proprio sul rispetto delle istituzioni, italiane e europee”. Anche per questo, la linea che viene rivendicata da fonti di maggioranza è che il governo non ha alcuna intenzione di “mercanteggiare” sulle ‘contropartite’ per Bini Smaghi. Sembra però difficile che del futuro di Bini Smaghi – tra Bankitalia o Antitrust – non si sia fatto cenno nel colloquio di oggi.
Rea/Tom
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