Bennato alla Casa del Disco. Ecco a voi la storia del rock

Il cantautore napoletano ha incontrato i fans in Piazza del Podestà. «Vicino agli immigrati, perché a 18 anni sono stato uno come loro»

– Edoardo Bennato ha scritto la storia del rock italiano, poche storie. E ieri, il menestrello di Bagnoli era alla Casa del Disco in compagnia del suo chitarrista Giuseppe Scarpato (uno dei migliori in circolazione, fidatevi) per presentare il suo ultimo lavoro, “Pronti a salpare”, dedicato a Fabrizio De André, Mia Martini ed Enzo Tortora.

No, sia chiaro: non c’è stato il classico bagno di folla di ragazzine urlanti visto per i vari Fedez e compagnia, ospitati alla Casa del Disco nei mesi scorsi. Il pubblico di Bennato, che lo scorso mese di luglio ha compiuto 69 anni, è un pubblico differente. Fatto di gente che ha imparato a seguirlo nella sua storia di musicante “contro”, che lo ha ammirato nei suoi concerti in giro per l’Italia, che è cresciuta con le sue canzoni più belle entrate a far parte della memoria storica di questo paese.
L’incontro con i suoi fans è durato una mezz’oretta ma è stato bello, intenso: quasi familiare. Edo ha parlato, raccontando la sua storia di ragazzo partito da Napoli verso Milano per seguire un sogno, intervallando i suoi racconti con qualche passaggio di successi del passato. Si stava bene, pressati nella saletta della Casa del Disco, in religioso silenzio per ascoltare parole e musica di quello che per tanti di noi è stato un mito assoluto.

Poi, il suo ultimo disco: il diciannovesimo del rocker napoletano. Che già a partire dal titolo evoca la partenza e si inserisce alla perfezione in un momento storico dove il tema dell’immigrazione è drammaticamente forte. Dall’esibizione in acustico del pezzo che dà il titolo all’album si comprende un ritorno a quell’anima blues che ha caratterizzato la carriera di Bennato, un ritorno che farà piacere a tutti i suoi fedelissimi. Un disco in cui Edo, come suo solito, graffia la classe politica e canta le storie della gente costretta ad abbandonare la sua terra per provare a vivere. Bellissimo ritrovarsi, fans un po’ in là con gli anni, attorno al nostro passato. E bellissimo vedere là davanti, seduti per terra in prima fila, due bimbi: maschio e femmina, avranno avuto tre o quattro anni al massimo, e si sono ascoltati le parole e la musica che papà e mamma cantano spesso in giro per casa. E noi siamo convinti che un giorno, quel bimbo e quella bimba, diventeranno un uomo e una donna meravigliosi.