Roma, 28 mar. (Apcom) – Parla per quasi un’ora e mezza, inizia dicendosi “emozionato” e battezza il “Popolo della libertà” che vuole “puntare al 51%”. Silvio Berlusconi apre i lavori del congresso che segna ufficialmente l’esordio del nuovo partito nato dalla fusione di Fi e An e tiene un discorso in cui traccia il profilo della nuova formazione, attacca più volte la sinistra e il Partito democratico (“che democratico non è”) e concede solo pochi passaggi ai
temi dell’agenda politica, a cominciare dalla crisi economica, alla quale il Governo risponde con la “verità dei fatti contro il catastrofismo della sinistra”. E dopo il battibecco di due giorni fa sul lavoro dei parlamentari, il premier spende parole di elogio per Gianfranco Fini (“Ha contribuito in modo decisivo a scrivere insieme a noi questa pagina di storia”) e cita anche il presidente americano Barak Obama, parlando della “audacia della speranza: è un auspicio che sottoscriviamo con convinzione”.
Per il primo giorno di lavori al congresso del Pdl la scena è riservata al premier. Ad introdurlo viene chiamata sul palco la giovane deputata Annagrazia Calabria. Poi tocca a lui, che celebra “l’avverarsi di un sogno, la nascita del Pdl”. Bossi viene citato proprio all’inizio del discorso, per ricordare che è l’unico politico esterno al Pdl presente in sala: “Oggi c’è stima e affetto. Ciò che a volte appare, state sicuri che non corrisponde a sentimenti che ci accomunano che sono profondi e veri”.
Quindi, il premier spiega come lui ha pensato il nuovo partito: un “baluardo della libertà”, perché la libertà sarà “la nostra religione laica”; un partito che si prefigge di realizzare “una rivoluzione liberale, borghese, moderata e interclassista”. Il pantheon citato dal premier comprende Thomas Jefferson, Alcide De Gasperi, don Sturzo, George Washington, ma anche Bettino Craxi, Giuseppe Tatarella. E se queste sono le radici del Pdl, la “famiglia naturale”, a livello europeo, non può che essere “il Ppe”, assicura il premier.
La sinistra e il Pd occupano una parte importante del discorso
del premier, ed è inutile dire che sono giudizi negativi quelli
che Berlusconi dà: la sinistra “non è mai cambiata”, il Partito
democratico “democratico ancora non è”; Veltroni aveva suscitato
speranze al Lingotto, ma “è bastato un attimo perché anche quel
bluff si disvelasse perché il Pd è tornato agli antichi rituali
di sempre alleandosi con l’estremismo giudiziario e sindacale”.
Non solo, rivendica il merito di avere fermato una
“sinistra-Armata rossa” che dovrebbe “chiedere scusa agli
italiani”.
Berlusconi saluta Benedetto XVI, attacca lo “stato-Moloch” che
invece è una “concezione della sinistra”, ringrazia gli italiani
che “mi hanno a lungo rinnovato la loro fiducia”, cita la
Resistenza e la Costituzione (anche se boccia il “patriottismo
costituzionale fine a sé stesso”) e afferma che quello di
centrodestra è “l’unico governo oggi possibile in Italia”. E,
prima di chiamare sul palco gli altri leader, avverte: “il
destino del Pdl dipende dalla capacità del governo di rispondere
alla sfida della crisi economica che grava sul paese”.
Adm
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