Roma, 17 feb. (Apcom) – Primo faccia a faccia tra il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Silvio
Berlusconi dopo il caso Englaro e la querelle sulla Costituzione.
La location è quella di sempre, lo studio del capo dello Stato
alla palazzina del Colle, le ‘squadre’ in campo sono le stesse:
da un lato Napolitano insieme al segretario generale del
Quirinale Donato Marra, dall’altro Berlusconi con il
sottosegretario Gianni Letta. La convocazione dell’incontro non
può essere letta di per sè come un segnale di ‘disgelo’ o
un’occasione ‘cercata’ per chiarire alcune distanze: la visita al
Colle era, infatti, obbligata perchè domani a mezzanotte scade il
mandato di Giovanni Maria Flick alla Corte Costituzionale.
Il primo tema all’ordine del giorno è stato proprio la nomina di
un nuovo giudice della Consulta. Napolitano non è certo tipo da
lasciare vacante, neppure per poche ore, un posto in un organo di
rilievo costituzionale e quindi ha fatto in modo da adempiere nei
tempi previsti al suo dovere. E la scelta del professor Paolo
Grossi parla molto chiaro: docente di fama internazionale, da
sempre impegnato nel mondo dell’insegnamento accademico, autore
di molte pubblicazioni di diritto italiano. Insomma un vero
‘tecnico’, la cui scelta non poteva creare nè polemiche politiche
nè ‘strappi’. Infatti Berlusconi ha rispettato la scelta, di cui
è stato riconosciuto l’equilibrio, e ha subito controfirmato il
decreto. A questa pratica sono stati dedicati gran parte dei
circa quaranta minuti dell’incontro definito ‘disteso’ seppur
molto essenziale.
Poi, durante gli ultimi minuti del faccia a faccia, sarebbe stata ribadita dal premier la volontà di tornare al metodo del dialogo e della collaborazione tra Presidenza della Repubblica e Palazzo Chigi. Berlusconi avrebbe citato a questo proposito proprio il caso di ieri: il ministro dell’Interno Roberto Maroni è salito al Colle per
illustrare al presidente i contenuti del decreto antistupri che porterà nel prossimo Consiglio dei ministri. Un modo per ‘rispettare’ il ‘patto’ siglato il 9 dicembre scorso di sottoporre preventivamente i decreti all’attenzione del capo dello Stato ascoltandone le considerazioni. Prassi che si è totalmente infranta con il dl sul caso di Eluana Englaro.
Ma, nei fatti, le distanze sono rimaste. Il premier avrebbe
infatti ribadito di comprendere e rispettare le prerogative del
capo dello Stato, avrebbe aggiunto di non avere alcuna volontà di
scavalcare nessun potere ma non ceduto di un millimetro su un
punto: ‘Ho bisogno di governare’. E la decretazione d’urgenza, a
Costituzione vigente, è l’unico strumento che ha l’esecutivo per
affrontare alcune situazioni che hanno bisogno di una risposta
immediata. Insomma, i dl servono al governo per essere operativo.
E, di nuovo, Berlusconi, avrebbe fatto l’esempio del
provvedimento antistupri.
Vep/Tom/Bac
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