Roma, 30 set. (Apcom) – “La maggioranza ora è più forte, più ampia di quella uscita dalle elezioni del 2008”. Dunque la legislatura “si può completare”, dando il via addirittura ad una “stagione costituente”. Silvio Berlusconi ripete in Senato lo stesso discorso svolto ieri alla Camera, e dal voto di ieri trae “un unico dato politico”, ovvero il rafforzamento della maggioranza nonostante i numeri di ieri abbiamo sancito l’indispensabilità dei finiani per la tenuta del governo. Un dato che induce Umberto Bossi a continuare a ritenere “probabile” il voto anticipato a marzo. Del resto, dice il leader della Lega, “ora non si può più sbagliare o si va a votare”.
Berlusconi dunque ripercorre i cinque punti programmatici su cui ha già chiesto la fiducia a Montecitorio, ribadisce la volontà di arrivare ad una “graduale riduzione” della pressione fiscale, rivendica la gestione della crisi economica ma – a differenza di ieri – coglie l’argomento per rifilare una stoccata ai finiani: la crisi politica, dice il premier, ha esposto l’Italia al rischio della speculazione sui titoli di Stato, soprattutto nel mese di agosto. Per questo Silvio Berlusconi denuncia come “in un momento di crisi in cui cittadini vogliono vedere il massimo dell’impegno, ci sono invece azioni che impediscono o rallentano l’azione del governo”. Ma pur convinto che “si abbia il dovere di continuare a governare”, si lascia andare ad uno sfogo che ormai è un suo classico: “Tante volte verrebbe da dire ‘lasciamo agli altri questo compito'”.
Ma al di là dello sfogo, anche Gianni Letta, in una delle sue rare dichiarazioni, spiega che Berlusconi “fa sempre tutto il
possibile” per assicurare il prosieguo della legislatura. Ma “il possibile” sembra non essere sufficiente per Umberto Bossi: “Adesso il voto non ha senso”, spiega il leader della Lega, e tuttavia “è chiaro che prima o poi si dovrà votare, e il momento più opportuno è sempre la primavera”. Certo, i finiani “sono indispensabile ma hanno paura del voto”: perchè ora “non si può sbagliare – ammonisce Bossi – e se si sbaglia si va a votare”.
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