Berlusconi vuole il condono Ma i varesini l’hanno già usato

Berlusconi vuole il condono Ma i varesini l’hanno già usato

VARESE All’ultimo condono tombale, dieci anni fa, hanno partecipato in media otto attività varesine su dieci, tra aziende e partite iva. Fuori dal conto i dipendenti che, per definizione, non hanno margini di evasione. Lo racconta il referente dei tributaristi varesini Denis Seghetto che nella sua carriera trentennale dal 1982 ad oggi di condoni ne ha visti tanti «e vanno sempre a gonfie vele perché chi ha evaso con pochi soldi si mette a posto per cinque anni», afferma. «Al condono aderisce più della metà delle attività in proprio», aggiunge il presidente dell’Ordine dei commercialisti Sergio Caramella cercando di minimizzare. «Il punto è che il condono oggi aiuta solo gli evasori – aggiunge – gli onesti in difficoltà con i pagamenti possono chiedere una riammissione in termini, cioè spostare le scadenze dei pagamenti erariali, senza bisogno di condoni». Esistono vari tipi di condono, ma il più gettonato è quello “tombale” riproposto adesso da Silvio Berlusconi. «Maggiore è l’evasione e più il condono è conveniente» prosegue il tributarista. «Chi

aderisce al condono infatti non deve dichiarare la cifra sottratta al Fisco perché la cifra da pagare per cancellare ogni reato è pari a una percentuale, l’ultima volta il 20%, delle tasse pagate da quel contribuente» aggiunge Tonetto. In pratica se io guadagno due milioni di euro all’anno e ne dichiaro solo 20 mila, per essere di nuovo in regola con la Giustizia e il Fisco dovrò pagare 800 euro per ogni annualità condonata: niente rispetto agli 800 milioni di euro di tasse che non ho pagato e mai pagherò. «Da un punto di vista matematico il condono conviene alle aziende, e forse anche allo Stato, almeno nel breve periodo perché raccoglie soldi velocemente, oltre 20 miliardi l’ultima volta, e senza costi aggiuntivi», spiega Seghetto ricordando che invece la lotta all’evasione ha bisogno di strutture e competenze che costano «anche perché poi ci sono tre gradi di giudizio da superare e dimostrare l’evasione spesso è complicato, tanto che in media il Fisco perde la metà delle cause».

Il servizio completo sul giornale in edicola mercoledì 6 febbraio

s.bartolini

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