Binelli, la bandiera a lutto e il Senatur «Un no mi costò segreteria e urne»

Binelli, la bandiera a lutto e il Senatur
«Un no mi costò  segreteria e urne»

C’è chi dice che non esiste democrazia nella Lega di Maroni. E che la nuova dirigenza sarebbe intenzionata a buttare fuori i “dissidenti”.

In realtà, quella delle “epurazioni”, se così vogliamo chiamarle, è una pratica ben nota nella Lega fin dai suoi albori. E la conoscono bene a Varese, dove buona parte dell’attuale dirigenza cittadina, tra il 2002 e il 2005, ha subito l’ostracismo di per avere avuto la “colpa” di mostrare pubblicamente il proprio dissenso.

I fatti riguardano le manovre per le comunali del 2002.

All’epoca era segretario cittadino della Lega l’attuale assessore all’Urbanistica , che rivestiva anche il ruolo di capogruppo uscente. Lui, insieme a quasi tutto il gruppo consiliare, si oppose alla decisione di Bossi di ricandidare , con una colorita di presa di posizione: listarono a lutto la bandiera che sporge dal balcone della sede di piazza Podestà. Poche ore dopo, la sezione era stata commissariata.

Tolti tre quarti dei candidati

«Non solo – racconta Binelli – ma i tre quarti dei militanti che erano candidati alle elezioni imminenti vennero tolti dalle liste». Stiamo parlando di poco meno di cento persone, visto che i posti per correre alle amministrative erano in tutto 112: 40 per il consiglio comunale e 12 per ognuna delle sei circoscrizioni cittadine oggi abolite.

«Avevamo già chiuso le liste, dopodiché le riaprirono ed eliminarono quasi tutto il gruppo consiliare ed assessorile uscente». Tra gli “epurati”, troviamo lo stesso Binelli, che oltre ad essere commissariato come segretario venne tolto dalla lista del consiglio comunale e l’ex assessore, tolto anche lui, mentre un caso peculiare è quello di . Storico militante e presidente di Varese Risorse, venne cancellato dalla lista per il consiglio comunale, ma rimase in quella per la prima circoscrizione. «Evidentemente furono disattenti nell’operazione di “cancellatura”» ironizza Binelli.

Sezione spaccata

L’attuale assessore all’Urbanistica finì quindi ai margini della vita politica, insieme al gruppo che lo aveva seguito, sebbene non espulsi. Furono “isolati”.

«Furono di fatto “vietate” le riunioni di tutti i membri della sezione – sottolinea – il gruppo consiliare durante il secondo mandato di Fumagalli non poteva incontrarsi con noi. Dovevamo effettuare due riunioni diverse».

Insomma, nessun contatto dei nuovi consiglieri con i “dissidenti” per evitare “contaminazioni».

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