No, non siamo ammattiti: non abbiamo messo la foto della squadra di basket in carrozzina al posto sbagliato. Quella foto è esattamente dove deve essere, perché c’è dentro tanto ma soprattutto perché ce l’ha messa Stefano Bizzozi. Noi abbiamo solo fatto da tramite: quella, infatti, è l’immagine che Stefano ha messo sulla sua pagina Facebook alla vigilia della sua prima partita da allenatore della Pallacanestro Varese.
Significa che c’è qualcosa, dietro. Significa che tutte le belle parole spese e sentite negli ultimi anni su di lui hanno un fondamento di verità. Significa che Stefano Bizzozi è una persona alla quale è impossibile voler male.
Facevamo questo discorso qualche giorno fa al nostro amico Lucio, tifoso di Milano e gran criticone. E lui prontamente ci ha sbottato contro: «Ma a Varese serviva un allenatore, mica un missionario».
Chissà: stavolta Lucio potrebbe anche aver ragione. Perché sappiamo bene la fine che fanno le persone troppo buone quando vengono messe su una panchina così. Già: vengono tritate dalla pressione e da un mondo che non ha pietà. Noi però la pensiamo un po’ diversamente dal nostro amico. Perché crediamo che l’ultimo dei problemi di questa Cimberio sia di natura tecnica: altrimenti Frates sarebbe stato il miglior allenatore del mondo.
No: a questa Cimberio ci voleva qualcuno capace di toccare le corde giuste.
E allora uno come Stefano, uno che tutte le estati piglia e va in Africa a costruire campi da basket e crescere allenatori, uno che ha messo nelle mani di un bimbo un pallone più grande di lui per prenderlo in braccio e farlo schiacciare, è l’uomo perfetto.
Ha accettato questo ruolo con l’umiltà e il silenzio che lo hanno portato fin qui, obbedendo al cuore. Ed è già l’allenatore di tutti.
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