VERGIATE Centosettanta imprese in sala, ma le richieste hanno sfiorato quota mille e cinquecento. Sono artigiani ribelli ma anche "resistenti" e anche quelli del comitato spontaneo organizzato da un piccolo artigiano meccanico di Cavaria, Piero Cassani, insieme alla moglie e a pochi altri, promotore dell’incontro.Sono le colonne dei colossi dell’industria e anche qui, nel profondo Nord, sono soffocate dalla crisi, dalle difficoltà di accesso al credito e dalla preoccupazione sul futuro degli studi di settore. E sono spazzati dall’onda lunga della concorrenza che il "made in" dovrebbe tutelare. La sede dell’Agusta Westland di Vergiate, è la loro "tana". E di fronte a loro ci sono il ministro dell’economia Giulio Tremonti, il "buono" come lo definisce il moderatore Giancarlo Giorgetti, il titolare lumbard delle riforme Umberto Bossi e il presidente della Banca popolare di Milano, Massimo Ponzellini, nella parte del "cattivo". Tutti riuniti in un appuntamento che venerdì sera è servito al Governo per dire quale politica intenda portare avanti per scavallare la crisi. E a loro per fare qualche domanda e ricevere qualche risposta sugli interventi prossimi venturi: tante le richieste, inviate via mail, selezionate e, quindi, presentate dagli stessi artigiani. In platea non ci sono solo le cravatte regimental che trionfano tra i confindustriali. E tra le pochette abbondano quelle verdi dello stato maggiore lumbard riunito attorno al Capo ma anche dalla necessità di non farsi soffiare da sotto il naso un bacino elettorale strategico in vista delle prossime elezioni. D’altronde, qui è più di uno a confessare che il cuore batte per il Carroccio. E chi non lo confessa, come Cassani, riconosce: «Il politico lombardo che ha più peso in questo momento sul Governo è Bossi e la Lega pensa meno ai gossip e di più ad ascoltarci». Quindi niente rabbia, niente incazzatura: «Vogliamo solo poter lavorare». E vogliono, nel più breve tempo possibile, facilità di accesso al credito, studi di settore ridimensionati e un allentamento di Basilea 2. Ma anche l’abolizione dell’Irap, come Rino Montagnoli da Casale Litta,
artigiano da 35 anni, ex segretario leghista ma, soprattutto, imprenditore preoccupato. Come tutti: «Ci servono aiuti per andare avanti sei, sette, otto mesi, il tempo per uscire da questa crisi». «Per fortuna c’è il federalismo fiscale», le parole di Bossi davanti alle istanze di questi combattenti del capannone. No, dunque, alle elezioni anticipate. Il Senatur difende il premier e conferma: «Il Governo non ha la bacchetta magica ma vuole fare le riforme». E Tremonti conferma: «Difficile dire quando, dove e come si uscirà dalla crisi ma ci sono ragioni per avere fiducia in voi». Poi l’affondo alle banche, che hanno snobbato i suoi bond («ora sapete con chi prendervela»), la richiesta di una maggiore etica del credito e la confessione: «Mai visto un cambiamento così forte in così poco tempo. Per intensità è un po’ come la scoperta dell’America». Il ministro smorza poi le preoccupazioni sulla tana degli incazzati e la butta lì: «Qui si troverebbero peggio di me Padoa Schioppa o Visco… ma se volete ve li rimandiamo». Pochi applausi, e un’ammissione: «Una volta Bossi mi diceva della manifattura, dei capannoni e del lavoro. Avevamo capito prima degli altri». E la manifattura, conferma il numero uno dell’economia, continua a essere il valore aggiunto dell’Italia nei confronti di altri paesi inguaiati da un’economia tutta basata sulla finanza. Tanto più che il Governo ha fatto di tutto per puntellare il sistema: «Per prima cosa abbiamo messo in sicurezza il bilancio pubblico con una Finanziaria anticipata a luglio e proiettata su tre anni per non trasformarla in un assalto alla diligenza». Un modo per assicurare «sanità, scuola, sicurezza e pensioni». Ma anche le casse integrazioni. «E continueremo a farlo, a mettere su quella voce più soldi possibili tanto più che la dinamica è in discesa». Il futuro? «Siamo ancora in una zona che non conosciamo. La crisi ci ha colpito sulla manifattura, dove eravamo più forti ma si sta uscendo. Stiamo dalla parte giusta dell’economia, quella del lavoro ».Sara Bartolini
s.bartolini
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