Buoni pasto o carta straccia? Baristi varesini in rivolta

Buoni pasto o carta straccia? Baristi varesini in rivolta

VARESE Baristi varesini in rivolta contro i buoni pasto, e la Fipe lancia la sfida in città: «Non accettateli». Alla base c’è un problema noto da quando esiste il buono, e cioè che viene pagato agli esercenti circa il 7% in meno del suo valore, e dunque chi li incassa preferisce recuperare il valore per intero “riciclandolo” al supermercato. Solo che i supermercati stanno iniziando a rifiutarli anche a Varese. «Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno e tutti tirano le somme – spiega la fiduciaria Fipe Antonella Zambelli – i supermercati che fino a non molto tempo fa li accettavano adesso non li prendono più».

Si riferisce all’Esselunga, a cui si potrebbero affiancare presto i Carrefour (ex Gs, per intenderci). «Il barista deve prenderli perché altrimenti non lavora più, ma dall’altra parte deve inventarsi queste cose per avere quello che gli spetta», spiega la Zambelli, che rilancia: «Se tutti una volta tanto ci trovassimo compatti riusciremmo a far passare il messaggio». La proposta concreta è di chiedere alle aziende di non passare più da un intermediario ma di tirare un filo diretto con gli esercenti in modo da rimborsare loro per il valore reale.

Scambiando qualche parola con i diretti interessati comunque nessuno lo nasconde: parte o la totalità dei buoni viene “riciclata” al supermercato per non perderci soldi. «Sì, li accettiamo- spiega Igor Zordan del Caffè Veratti – e in parte li usiamo al Tigros perché da loro li prendono. Li prende anche il Billa sotto alle Corti ma non ci sono mai andato». Solo in parte però viene utilizzato per i rifornimenti alimentari. «Noi li incassiamo per la maggior parte anche se ci tolgono il 7% e arriviamo di solito tra i 6-7 mila euro netti al mese. Potete fare il conto di quanto ci perdiamo in un anno». Il risultato è di circa 6 mila euro. «Anche noi li prendiamo e un bel po’ vengono girati al supermercato – ammette Cinzia Leone dell’Oca Ubriaca – Non so dire quanti ne riceviamo in tutto, va molto a giornate, ma vengono usati soprattutto

all’inizio del mese». Qualcuno ne usa due o tre per volta: la maggior parte dei buoni sono da 5,29 euro, ma ci vogliono almeno 7 euro per pasteggiare in economia con un panino e una bottiglietta d’acqua. «Noi però non diamo il resto e in molti preferiscono aggiungere quanto manca in moneta per non perdere il valore del buono». Buoni accettati anche al Bosisio, ma «decisamente conviene spenderli al supermercato», assicura Graziella Petrovski. «Con alcuni però non è possibile perché ce li fatturano tutti insieme a fine mese, ad esempio i dipendenti del Comune o dello Iat». «Incassarli non conviene», spiega Chen Shui dell’Angolo di Cielo, «ma anche al supermercato non sempre viene accettato». «Il metodo più semplice è usarli per fare la spesa – conferma Franco Loiello del Socrate – quando abbiamo aperto ci hanno detto che era il sistema migliore per non perderci, solo che l’Esselunga non li prende».

Se li fanno rimborsare invece Luca Colombo, del Tenente, «ho troppo giro per spenderli al supermercato, non mi conviene», e Angela Zamberletti, dell’omonimo bar in corso Matteotti: «Non è mai conveniente radunarli tutti insieme, sistemarli e spedirli, ma non ho neanche mai pensato di spenderli al supermercato».

Francesca Manfredi

e.marletta

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