Il Burkina Faso è nel caos e i militari prendono il potere con un colpo di Stato dopo il dilagare della rivolta contro il regime del presidente Blaise Compaoré, al potere da 27 anni. Voci non confermate parlano di una decina di morti nella capitale Ouagadougou, sconvolta da violente manifestazioni dopo che migliaia di dimostranti hanno appiccato le fiamme alla sede del Parlamento e assaltato la tv di Stato.
Il governo ha annullato il voto sulla revisione della Costituzione che avrebbe consentito all’uomo forte del Paese di prolungare ulteriormente il proprio mandato. Ma ieri in serata la situazione sembrava essersi ulteriormente complicata con il raìs che ha decretato lo stato d’emergenza, ha affermato di avere sciolto l’esecutivo e di avere avviato «consultazioni con l’opposizione», stando a un comunicato. Una nota che, secondo l’agenzia di stampa «Afp» che l’ha visionata, reca solo la firma di Compaoré ed è priva di una data.
Dopo giorni di violente manifestazioni il Paese africano è oramai sull’orlo della guerra civile: Stati Uniti, Unione europea e Unione africana hanno espresso la loro preoccupazione e hanno invitato alla calma. Anche le Nazioni Unite hanno chiesto di porre fine all’uso della violenza e di utilizzare il dialogo per risolvere tutte le questioni in sospeso. Nelle prossime ore è atteso a Ouagadougou il rappresentate speciale del segretario generale Ban Ki-moon. Intanto – stando ad alcune fonti – sarebbero in corso trattative tra i militari e i manifestanti. Secondo testimoni, l’assalto dei manifestanti ai palazzi governativi sarebbe stato reso possibile anche grazie al fatto che gli uomini delle Forze dell’ordine, dispiegati a protezione dell’edificio, non si sono opposti, ma si sarebbero uniti agli attaccanti.
Nella crisi in cui è piombato il Burkina Faso stanno prendendo sempre più corpo le voci di un possibile colpo di Stato militare, anche se da parte dello Stato maggiore delle Forze armate c’è il più totale silenzio a riguardo. E c’è attesa anche per l’annunciato discorso alla nazione dell’ex ministro della Difesa, il generale Kouamé Lougué, destituito nel 2003 con l’accusa di volere deporre il padre padrone del Burkina Faso. Accanto a lui potrebbe esserci Kaborè Boukary, che fu il braccio destro dell’ancora oggi idolatrata presidente Thomas Sankara, del cui omicidio è stato sempre sospettato Compaoré, ma mai formalmente accusato.
Incerta anche la sorte di François Compaoré, fratello del presidente che, secondo alcune fonti, si era recato all’aeroporto internazionale di Ouagadougou per cercare di partire verso la Costa d’Avorio, ma che sarebbe stato bloccato dai manifestanti. E dopo Ouagadougou le proteste hanno toccato anche la seconda città del Paese, Bobo Dioulasso, con i dimostranti che hanno appiccato le fiamme al municipio e alla sede del partito di governo e hanno assaltato anche la casa del sindaco e quella del portavoce di governo, Alain Edouard Traore, secondo testimoni.
Per il regime la rivolta di questi giorni è la più grave da quella avvenuta nel 2011 con gli ammutinamenti di unità militari e della stessa Guardia presidenziale che fecero temere il peggio per il regime. Il Burkina Faso sembra non avere pace da anni, con continue tensioni interne e crisi istituzionali e militari.













