BUSTO ARSIZIO La storia del fratello ritrovato – sulle foto, sulle pagine e nei ricordi altrui – e mai abbracciato ha commosso anche l’Ungheria. Qui la dottoressa Anna Maria Habermann, medico e scrittrice, è rimasta a lungo in questo periodo ed è stata colpita dall’accoglienza del pubblico al libro documentario dedicato al fratello Tamas, dopo che la sua Busto Arsizio aveva letto e apprezzato, tra riflessioni ed emozioni, “Il labirinto di carta”, pubblicato in Italia. Lo specchio di una famiglia, dal padre Aladar – medico ebreo ungherese trapiantato in città e impegnato ad aiutare altri ebrei durante la persecuzione fascista – al fratellino appunto, e altri volti, altri tasselli in cui si rivivono angosce e affetto degli Habermann e di un’epoca
intera che vi si riflette.Per settembre-ottobre la televisione ungherese sta preparando un documentario, una pagina di storia che prende spunto dalla intensa vicenda raccontata nei suoi libri. La Rtl sta così cercando immagini video anche della nostra città, per completare l’affresco e far conoscere meglio agli ungheresi la realtà bustocca dove si svolta una parte fondamentale della narrazione. «Pensiamo a filmati degli anni Sessanta, Settanta – spiega il medico, lanciano così l’appello – anche superotto. Ma naturalmente se ci fossero in giro filmini che risalgono nell’immediato Dopoguerra sarebbero preziosisissimi. La televisione ungherese vuole dare un’idea del contesto di Busto Arsizio, del suo centro, di com’era la città, la vita della gente. Chi mi può aiutare, mi contatti via mail all’indirizzo [email protected]».Ma. Lu.
m.lualdi
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