Busto e la lezione dei libri Quando l’Italia era prima

BUSTO ARSIZIO Il Cinquecento e i suoi preziosi libri rivivono a Palazzo Cicogna. Sulla scia di un incontro di Bibliobook.

C’è stato un tempo in cui gli stranieri emigravano in Italia per lavorare, e anche dalla Germania venivano nel nostro Paese, perché qui c’erano i capitali per produrre. Protagonista del settimo appuntamento di “Bibliobook”, martedì sera alla Biblioteca Comunale, Alessandro Marzo Magno, che con la sua ultima fatica, “L’alba dei libri”, ha portato i lettori indietro nel tempo, fino alla Venezia del 1500, quando la città stampava la metà dei volumi pubblicati in tutta Europa.

«Nel sedicesimo secolo Venezia era come New York adesso, una metropoli – ha esordito l’autore, intervistato da Marilena Lualdi – un crogiolo di razze; si parlavano tutte le lingue e gli uomini di cultura veniva qui per comprare testi di ogni genere». Al centro del saggio la figura di Aldo

Manuzio, il «Michelangelo dei libri», uno straordinario innovatore a cui si devono, tra le tante intuizioni, l’invenzione del libro tascabile, del carattere corsivo, e soprattutto il concetto di lettura come svago. «Quella che ho raccontato – il commento di Marzo Magno – è una storia di nord-est, di un’idea divenuta realtà».

Per il pubblico una sorpresa speciale: in esposizione quindici preziose “cinquecentine” stampate a Venezia – una realizzata proprio dagli eredi di Manuzio – e custodite dalla biblioteca cittadina, che per l’occasione ha allestito una mostra bibliografica sulla storia dell’editoria grazie alla direttrice Loredana Vaccani. Ha introdotto la serata l’assessore Mario Crespi.

m.lualdi

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