Busto, fiamme all’auto del sindaco Otto mesi per D’Albano

Busto, fiamme all’auto del sindaco Otto mesi per D’Albano

Busto Arsizio Bruciò l’auto del sindaco, Ignazio D’Albano condannato a 8 mesi di reclusione. Accolta solo in parte la tesi della Procura, che aveva chiesto un anno e otto mesi per l’incendio e per l’altra accusa di minacce aggravate.Si è conclusa ieri al tribunale di Busto Arsizio la causa a carico di Ignazio D’Albano, il proprietario del Lorys Bar di piazza Carlo Noè a Sacconago che nell’ottobre del 2008 diede fuoco alla Bmw del sindaco Gigi Farioli parcheggiata di fronte al locale. Ultimo atto, la visione delle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza di piazza Noè, in particolare il frammento delle 11.25, in cui si vede D’Albano vicino al suo scooter che si abbassa pochi istanti prima che la macchina di Farioli iniziasse a sprigionare del fumo. Prova evidentemente decisiva, anche se nell’ultima udienza l’imputato aveva negato le proprie colpe. Il giudice monocratico Luisa Bovitutti ha concesso le attenuanti generiche, infliggendogli una pena di 8 mesi di reclusione per il reato di danneggiamento seguito da incendio e una multa di 50 euro per il reato di minacce aggravate, oltre a condannarlo al pagamento delle spese processuali. Entro 60 giorni verranno depositate le motivazioni della sentenza. «Ci riserviamo di appellarci» annuncia l’avvocato di D’Albano, Edoardo Polerà.Nel corso del dibattimento la rappresentante della Procura aveva chiesto 1 anno e 6 mesi per il danneggiamento a seguito di incendio e 2 mesi per le minacce aggravate nei confronti di un

agente immobiliare, allontanato con un taglierino e una mazzetta quando si presentò al bar di D’Albano per chiedere il pagamento della sua prestazione professionale. «Il soggetto che si vede nelle immagini delle telecamere di sicurezza è indubbiamente D’Albano» l’affondo della rappresentante della Procura. Per contro, la linea di difesa dell’avvocato Polerà puntava all’assoluzione per non aver commesso il fatto, in quanto «la responsabilità è dedotta dal movente, di cui non vi è riscontro», dato che «non viene provato che D’Albano conoscesse o potesse immaginare le difficoltà» esistenti nel rilascio della licenza e che «la pratica era seguita da Ascose e non dal Comune». Secondo Polerà inoltre «la Procura ha indagato in una sola direzione e gli indizi acquisiti sono rimasti tali», mentre «con l’acquisizione della cartella clinica si è dimostrata la menomazione psicologica in cui si trovava quando ammise la sua responsabilità». D’Albano, che ha già scontato tre mesi di custodia cautelare, dovrebbe accedere alla sospensione condizionale evitando di tornare dietro le sbarre.Cauto il sindaco Farioli dopo aver saputo dell’esito del processo: «Le sentenze non si commentano. Ho già incontrato personalmente D’Albano, manifestandogli tristezza e perdono per le difficoltà della sua condizione disperata. Non mi sono costituito parte civile nell’auspicio che la giustizia facesse il suo corso, a questo punto non posso far altro che augurare miglior fortuna a quest’uomo». Nessuna sorpresa per la ritrattazione di D’Albano: «Una tattica difensiva, fa parte delle dinamiche processuali».Andrea Aliverti

f.artina

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