Busto, gli architetti “leggono” il Pgt Ancora dubbi sulle cortine edilizie

Busto Arsizio «Il Pgt compromette aree pubbliche pari a due centri cittadini». L’affondo dell’architetto Luigi Ciapparella nella seconda assemblea di approfondimento sul nuovo Piano di Governo del Territorio, organizzata dagli Ordini degli architetti e degli ingegneri di Varese.

Sul piano emergono i dubbi degli architetti, che si preparano a stendere delle osservazioni che verranno discusse nel secondo passaggio che il Pgt dovrà compiere in consiglio comunale per l’approvazione definitiva. Il noto architetto bustocco Stefano Castiglioni esprime le sue remore sulle regole relative alle cosiddette cortine edilizie, ossia i perimetri esterni degli edifici che si affacciano sulle pubbliche vie. Non convince in particolare l’obbligo di arretramento rispetto al sedime stradale, che rischia di produrre situazioni di discontinuità rispetto all’edificato esistente: «Nessuna legge impone di ampliare le distanze tra le pareti finestrate dall’una e dall’altra parte di una strada, e a Busto Arsizio storicamente questa distanza è di dieci metri. Non vedo la necessità di modificare questa prassi». Una valutazione che «verrà presa in considerazione nell’ambito delle osservazioni al piano», come fa sapere la dirigente del settore urbanistica, architetto Patrizia Albo.

Più ottimista il presidente dell’Ordine degli architetti di Varese, Laura Gianetti: «L’apertura dell’Amministrazione bustese nei confronti dei professionisti e la seria intenzione di velocizzare l’approvazione definitiva del Pgt – il suo commento – costituiscono un segnale positivo e una boccata di ossigeno per i professionisti. Tutto il settore, del resto, è in fortesofferenza». L’auspicio è quindi quello di poter cancellare il grido di allarme lanciato lo scorso mese di gennaio

quando l’Ordine si era confrontato con la mancata approvazione del Pgt di Varese: «Dover attendere tempi così lunghi per l’approvazione del Pgt significa decretare la morte di buona parte del tessuto produttivo sano della nostra provincia – spiega ancora Gianetti – Per questo motivo ci siamo attivati per trovare soluzioni che ci consentano di lavorare, magari non a pieno regime ma comunque di non restare ingabbiati in una paralisi mortale».Andrea Aliverti

f.artina

© riproduzione riservata