BUSTO ARSIZIO Un anno dopo i Contadini del tessile sono organizzati e hanno portato a casa una legge sul made in Italy, con battaglia in corso in Europa. Ma nel frattempo diverse aziende hanno chiuso i battenti e troppi problemi sono rimasti sul tappeto. Si è celebrato ieri l’anniversario del movimento spontaneo nato a Busto Arsizio e imprese dal Nord Italia, ma anche dall’Emilia Romagna e dalla Toscana, sono arrivate per fare il punto e rilanciare nuove sfide. Soprattutto, il loro messaggio è «riportare la produzione in Italia». E oltre all’etichetta servono controlli efficienti contro chi non rispetta le regole. Nel capannone della Aspesi un’ottantina di imprenditori, qualcuno di meno dello scorso anno, ma oggi la “protesta dei piccoli”, che ha ottenuto anche l’appoggio di qualche “grande” si è dotata di rappresentanze più organizzate. E poi, una decina delle imprese che avevano denunciato «o si cambia o si muore» ha chiuso per davvero. Insieme al “padrone di casa” Roberto Belloli, ci sono i rappresentanti di Imprese che Resistono, dell’Associazione distretto calza e intimo, del mondo confindustriale varesino, della Confartigianato di Emilia, Veneto e Toscana, alcuni imprenditori piemontesi. C’è Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega alla Camera, che qui prese l’impegno a sostenere
la causa. E c’è Lara Comi, europarlamentare del Pdl che segue l’iter comunitario. Dopo un anno, una cosa è certa: «La ripresa non è arrivata – dice Belloli – e il comparto manifatturiero sta soffrendo per le stesse ragioni: mancanza di liquidità, impossibilità di aumentare i margini, importazione selvaggia e non regolamentata dal far east. Non chiediamo soldi, né rottamazioni, né incentivi, ma regole e trasparenza. Chiediamo al governo italiano e alla comunità europea di schierarsi apertamente a favore della produzione». Un grande risultato è stato portato a casa: la legge 55 Reguzzoni-Versace. «Un perfetto esempio di come industria e politica possono dialogare e costruire qualcosa di concreto in tempi incredibili» la presenta Belloli, mettendo a fuoco i prossimi obiettivi: «È fondamentale che ora i dicasteri italiani presentino i decreti attuativi. E che l’Ue approvi la variazione al regolamento». Si è parlato della Cina, che alza la “Grande muraglia” per le nostre merci, ma poi in Italia non si riesce a svolgere davvero controlli. Di tasse e burocrazia, fronte caldo rimarcato dai colleghi dei Contadini, Imprese che resistono. E di formazione: perché senza tecnici morirà il prodotto.oggi due pagine speciali su “La Provincia di Varese”
m.lualdi
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