Busto, la Cajelli e il Sociale «Il teatro non è in perdita»

Busto Arsizio– 

Busto Arsizio – «Il mio sogno è sempre stato di restituire il Teatro Sociale alla città. Ma non ho bisogno di venderlo al Comune». Così Delia Cajelli, direttrice artistica del teatro di piazza Plebiscito, ha voluto chiarire la situazione, mettendo i puntini sulle “i”, dopo le polemiche politiche dei giorni scorsi sulla trattativa per l’acquisizione pubblica della struttura. «Intervengo per tutelare il buon nome del Sociale – questo il senso della conferenza stampa al ridotto “Pirandello” – vi chiedo di lasciarci in pace e di non dire cose inesatte. Il Teatro Sociale non ha una gestione in perdita e non vive grazie al denaro pubblico.

La convenzione con il Comune ci serve e ci aiuta, ma non è un regalo: l’amministrazione utilizza la struttura e paga, ma è libera di rivolgersi altrove se crede». La trattativa per l’acquisizione era sorta dopo che il socio Francesco Lambiase, l’unico rimasto a fianco di Delia Cajelli dopo l’operazione di salvataggio del teatro (quando alla fine degli anni ’90 rischiava di finire all’asta dopo l’ennesimo passo indietro del Comune che sembrava intenzionato ad acquisirlo), aveva manifestato l’intenzione di essere liquidato. Lo scorso settembre la trattativa con il Comune si è arenata, lasciando campo libero a due potenziali acquirenti, probabilmente interessati ad uno stabile in area pregiata (soprattutto per i possibili sviluppi del piano delle Nord) più che al teatro più antico della città. «Chi lo acquisterà deciderà cosa fare del Sociale» ammette Cajelli. Che però puntualizza: «Non ho mai messo la pistola alla tempia di nessuno e non chiedo al Comune di acquisire il teatro. I matrimoni si fanno in due, ho speso tutta la vita per riportare il Sociale alla città ma se non è possibile portare a compimento questa operazione non c’è problema. Ho sempre detto di essere disposta anche ad andarmene in caso di acquisizione del Comune, dato che faccio teatro per passione e non ho certo bisogno di questa megastruttura per poter continuare a farlo».

In ogni caso l’attività è garantita fino alla scadenza della convenzione, nel giugno 2013. L’assessore all’educazione Claudio Fantinati lascia aperto uno spiraglio: «Non considero interrotto nessun percorso – dice a proposito della trattativa – il Sociale è un valore educativo e culturale per la città, è sbagliato ridurre il dibattito ai soldi che ci sono o non

ci sono». La segretaria del Pd Erica D’Adda, autrice di una mozione per la revoca dei fondi destinati all’acquisizione del teatro, chiede che «si apra un dialogo», suggerendo la possibilità di un intervento pubblico-privato per dare un futuro alla struttura. «La Fondazione – precisa Cajelli – prevedeva l’apporto di capitali privati». Insomma, il sipario non è ancora stato calato.

 

p.rossetti

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