Busto, la meglio gioventù a Palermo «Se non combattiamo noi la mafia…»

BUSTO ARSIZIO Da Busto a Palermo per commemorare i vent’anni dalla morte del giudice Giovanni Falcone. Il pullman è partito ieri mattina all’alba dall’Itc Enrico Tosi: direzione il porto di Civitavecchia, dove in serata nove studenti della scuola bustocca e due del collegio Rotondi di Gorla Minore si sono imbarcati sulla “nave della legalità” per il capoluogo siciliano, condividendo con altri 1.300 studenti l’esperienza forte di un viaggio di formazione all’insegna della memoria.

Obiettivo, partecipare al ventennale della strage di Capaci. Per andarci, però, gli alunni delle classi terza e quarta hanno dovuto superare un test sulla storia della criminalità organizzata in Italia, sui personaggi che hanno dato la vita per combatterla e anche sui gesti quotidiani che contribuiscono al rispetto della legalità.

I ragazzi, tutti poco più che sedicenni, hanno la consapevolezza di partecipare a un evento importante. Perché «per non uccidere il futuro bisogna fare rivivere il passato – dice Fabiana Pastore, terza superiore – Io ho paura, lo ammetto: ma, se dopo quello che è successo a Brindisi avessi deciso di non partire, sarei ancora più indifesa e impotente, perché avrei dato modo alla criminalità organizzata di agire tranquillamente. Invece partecipando la si rende più debole».

Ed è l’unione a fare la forza: «Non è il singolo a fare la differenza – dicono i ragazzi – solo uniti potremo contribuire al cambiamento». «Siamo in viaggio per ricordare chi ha fatto qualcosa di grande per il Paese», aggiunge Angela Gidi, studentessa di “Noi del Tosi”, l’associazione che si occupa anche del controllo degli accessi dei quasi 2.500 partecipanti a bordo delle due navi, partite da Civitavecchia e da Napoli. Li aspettava una notte in mare aperto per raggiungere gli studenti delle scuole di tutta la Sicilia e partecipare, oggi, alle commemorazioni ufficiali della strage con il presidente della Repubblica e al corteo in partenza da via D’Amelio, dove 57 giorni dopo Falcone fu ucciso Paolo Borsellino.

Quel pomeriggio di vent’anni fa, quando alle 17.56 la mafia fece saltare in aria la macchina del giudice Falcone, uccidendolo insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro, questi ragazzi non erano ancora nati. Nel frattempo la mafia non ha mai smesso di affondare i suoi tentacoli e si è radicata anche in Lombardia: «Io non la vivo – spiega una studentessa  – ma so che anche a Busto è presente quotidianamente».

E i giovani devono e vogliono essere presenti: «Dobbiamo essere noi a far partire la scheggia per infiammare tutto – è convinto Giovanni Morandi, classe terza – Altrimenti la mafia non la combatterà mai nessuno». Uno di loro ha un nonno che è stato rapito dalla ‘ndrangheta in Calabria: «Per me è ancora più importante essere a Palermo», ha detto.

Il ministro Francesco Profumo, intervenuto prima che la nave salpasse da Civitavecchia, ha dichiarato: «La risposta dell’Italia al fatto di Brindisi è stata estremamente positiva. La dimostrazione che il Paese sa agire unito». Il ministro ha garantito il suo impegno nel sostenere la scuola, «elemento centrare per creare sviluppo».

Valeria Arini

s.affolti

© riproduzione riservata