BUSTO ARSIZIO Un violento stalker che tempesta l’ex compagna con 1400 telefonate e messaggi nel giro di pochi mesi o un padre che si lamenta perché non riesce a vedere la figlia piccola? Questa la domanda a cui la corte presieduta dal giudice Toni Novik ha dovuto in tribunale di Busto Arsizio. A processo un bustese accusato di stalking, violenza sessuale e tentata violenza e lesioni personali. Al centro del dibattimento un rapporto d’amore tormentato, con una bimba nata dalla relazione che però non è stata riconosciuta dall’uomo. Nelle scorse udienze la donna ha raccontato di come, tra marzo e aprile 2010, l’uomo l’avrebbe costretta ad avere rapporti sessuali dietro la minaccia di farle togliere la bambina. Una ricostruzione, questa, che però non ha convinto né il pubblico ministero Mirko Monti, né il giudice della corte. Nei confronti dell’imputato il pubblico ministero ha comunque chiesto 2 anni di condanna per stalking
e lesioni personali. Per provare la totale innocenza del suo assistito l’avvocato Giovanni Pignataro ha ricordato le 250 telefonate che la donna ha fatto all’uomo. «Quando una donna è perseguitata non risponde al suo orco». A deporre a favore dell’ex compagno anche i testi di alcuni sms inviati dalla donna, dal tono decisamente affettuoso. «Questa è semplicemente una relazione di coppia tormentata e la donna ha raccontato queste cose perché in quel periodo non voleva che la sua famiglia sapesse della relazione». Non un innamorato che fa stalking, quindi, ma solo un padre che vuole solo vedere la sua bambina. Alla fine la corte ha sposato la tesi difensiva, assolvendo l’uomo dalle accuse di stalking e violenze sessuali, perché il fatto non sussiste e condannandolo a 3 mesi di reclusione per la sola accusa di lesioni personali. Un unico caso in cui l’uomo provocò alla donna lesioni guaribili in 5 giorni.Tiziano Scolari
f.artina
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