Nessuna offerta è stata ri-formalizzata: i lavoratori della clinica La Quiete pronti a lasciare la struttura. La scadenza è vicina: il 31 maggio l’ufficiale giudiziario effettuerà molto probabilmente l’ultimo accesso alla struttura sanitaria sotto sfratto. In quella data saranno spenti i macchinari medici in uso alla clinica: il 12 maggio scorso i lavoratori aveva ottenuto una deroga proprio perché occorreva del tempo per spegnere le macchine senza danneggiarle.
Mercoledì lo spegnimento poi probabilmente la clinica resterà vuota. Il 12 si era accesa una speranza: due cooperative emiliane, che operano in ambito sanitario, avevano presentato al tribunale fallimentare un’offerta per l’acquisto della struttura da 7 milioni e mezzo di euro. Il giudice aveva detto no e i vertici della cordata si erano resi disponibili a riformulare l’offerta entro quattro giorni portando tutte le credenziali economiche necessarie. Ma questo non è accaduto: l’offerta non è mai stata ripresentata. «A questo punto – spiegano i lavoratori – c’è tempo sino a venerdì (domani) per un miracolo. Altrimenti è tutto finito». Da dicembre i 60 dipendenti della struttura stanno resistendo. La clinica è un’eccellenza storica per Varese: coinvolta in un fallimento nel 2009, si è poi trovata sotto sfratto esecutivo perché il gruppo subentrato nell’acquisto dei rami d’azienda non ha versato quanto dovuto al fallimento. A dicembre quando il giudice ha ordinato lo sfratto i lavoratori si sono riniti in assemblea permanente “occupando” la clinica: cioè continuando a lavorare. Adesso pare sia arrivato l’epilogo: il 12 maggio, come disposto dall’ufficiale giudiziario, la clinica è stata svuotata degli ultimi 4 pazienti. I lavoratori, davanti all’offerta emiliana, avevano deciso di resistere ancora. «Adesso salvo miracoli è finita – commentano – non ha più senso per noi restare qui. Se non ci sarà continuità il 31 maggio usciremo dalla clinica. Per noi ci sarà la disoccupazione». In attesa della nuova asta fallimentare che non ha ancora una data. «C’è una cordata varesina, parliamo di un gruppo solido, che ha già mostrato interesse e sarebbe intenzionata comunque a partecipare all’asta – spiegano i lavoratori – Il 31 maggio sapremo. Se sarà disoccupazione qualcuno cercherà di ricollocarsi, altri magari attenderanno l’asta. Noi chiediamo solo due cose: che dal momento in cui la clinica resterà vuota la struttura venga preservata. E che le credenziali di ogni passibile acquirente vengano vagliate nella massima trasparenza: se si ripartirà dovrà essere su basi solide».













