Roma, 14 giu. (Apcom) – “Una cosa sia chiara: se fai il professionista devi farlo sempre. Se sei un atleta non vai a bere di notte e non vai a prostitute”. Dallo sfogo del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, si evincono due cose: la prima è che il rapporto tra i partenopei e Ezequiel Lavezzi sembra sempre più logoro, la seconda è
che non avrebbe mai acquistato George Best. Nella storia dello sport, e più in particolare in quella del calcio, il binomio genio-sgregolatezza ha radici profonde, come testimonia l’asso nordirlandese che, tracciando un bilancio della propria carriera, affermava: “Se non fossi stato anche bello, non avreste mai sentito parlare di Pelé. La mia vita? Qualcosa mi è anche sfuggito, miss Germania o miss Canada per esempio”.
I vizi di Best non si esaurivano certo lì, celebre anche la sua
nostalgia per il mare, nonostante la casa sulla spiaggia
acquistata al tempo del suo trasferimento negli Stati Uniti:
“All’acqua non ci sono mai arrivato, perché prima doveva passare
davanti a un bar”. Quello dell’alcool è un problema comune ad
altre grandi star del pallone, da Paul Gascoigne (una carriera
gettata sul fondo di un bicchiere) ad Adriano, come ha ammesso lo
stesso attaccante brasiliano: “Ho provato a scaricare ogni mio
problema nell’alcool, ho sbagliato senza però voler creare
problemi”.
Anche l’Italia, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 ha avuto il suo Best: Luca Zigoni, grande talento legato in maniera indissolubile alla reputazione di ribelle ed eccentrico. Raccontò di aver sofferto a lungo la cessione dalla Roma al Verona: “Mi misi a piangere, ma che vita mi potevo aspettare a Verona?”.
Amante del tiro a segno dalle stanze di albergo dei ritiri (“il miglior pistolero era Mascalaito, poi venivo io”), celebre per essersi presentato in panchina con pelliccia e cappello da cowboy, Zigoni rispondeva così a chi lo accusava di essere un simulatore: “Cado sempre perché sono stato con una donna fino alle cinque del mattino”.
Di Maradona ormai invece si è scritto tutto, tra problemi di
droga, figli sparsi per il mondo e vere e proprie resurrezioni
che però non hanno cancellato il rammarico. “Emil, ti rendi conto
di che grande giocatore sarei stato senza la cocaina? – chiedeva
l’ex pibe de oro al regista Kusturica in un recente documentario
– Ti rendi conto che giocatore ci siamo persi?”. Nel frattempo a
perpetrare la leggenda dalla maglia numero 7 del Manchester
United, che fu di Best, ci hanno pensato giocatori come Eric
Cantona (celebre il suo colpo di kung-fu ai danni di un tifoso
del Crystal Palace) o, più recentemente, Cristano Ronaldo. Il
pallone d’oro, che negli ultimi giorni è passato al Real Madrid
per la cifra record di 94 milioni di euro, è stato a lungo al
centro dell’interesse dei tabloid britannici: dai festini a luci
rosse nella sua villa, alle rivelazioni di escort deluse per il
trattamento loro riservato.
La gaffe più grande però spetta a un altro Ronaldo, l’ex
interista ora in forza al Flamengo. Lo scorso anno denunciò un
travesito, Luis Ribeiro Albertino, in arte Andreia, per tentata
estorsione, spiegando di averlo scambiato per una donna. Se
George Best rappresenta la quintessenza del binomio
genio-sregolatezza, non è stato certo il primo a far discutere
per la sua vita dissoluta. La storia ricorda infatti lo svedese
Karl Lennart ‘Nacka’ Skoglund, che a cavallo tra il 1950 e il
1963 vestì la maglia di Inter, Sampdoria e Palermo, conquistando
l’affetto del pubblico grazie a gol e giocate di classe. Dietro a
quell’estro, ai due scudetti conquistati e alla finale mondiale
persa con il Brasile, si nascondevano però difficoltà legate
all’abuso di alcool che neppure un lungo periodo trascorso in una
clinica specialistica riuscì a risolvere.
E’ l’altra faccia della medaglia, una delle sfaccettature di
quella sregolatezza che Diego Armando Maradona, ben prima
dell’arrivo a Napoli di Lavezzi, riassumeva così: “Ammetto che mi
piace la vita notturna, ma sia chiaro che piace a tutti. Mi
riferisco a chi gioca a calcio, perché abbiamo una grande
padronanza del nostro corpo e questo fa di noi degli ottimi
ballerini. Un paio di uscite serali non possono far male a
nessuno, – aggiungeva El Diego – ma non scambierei mai una
partita di calcio con una di bagordi”.
CAW
131754 giu 09
MAZ
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