VARESE Tocca ad Alessandro Camisa: domani a Masnago contro la Samp partirà titolare al centro della difesa. Non succedeva dal 4 febbraio (blitz 2-1 in casa dell’Albinoleffe), un’eternità per chi veste il biancorosso dall’estate 2008, quando si navigava nei lontani mari della C2.
Camisa, com’è questa vigilia?
È bello tornare dall’inizio ed è bello farlo contro la Sampdoria, con una cornice di pubblico di un certo tipo. Però, vivo queste ore come le altre volte. Penso soprattutto a che partita dobbiamo fare e alle qualità della Samp.
Preferenze in chiave playoff?
Parlo per me, ma pure per tutti: stiamo pensando alla Samp. Si ragiona gara per gara, non siamo pronti per fare calcoli che vadano più in là.
In qualcuno c’è la sensazione che non basteranno cuore e talento: altri ambienti sanno spingere di più. È d’accordo?
Io non vado così oltre, perché mi occupo di quel che succede in campo. E so che dovremo dare non il cento, ma il duecento percento. Per il resto, dobbiamo solo dire “grazie” ai tifosi del Franco Ossola e a quelli che ci seguono ovunque. Ma, per assurdo, anche senza gente al seguito dovremmo dare ben più del massimo.
Non vi sentite formiche rispetto a colossi quali Samp o Verona?
A me l’idea di vincere da formiche piace parecchio. C’è più gusto nell’andare a prendersi la promozione dove nessuno se lo aspetterebbe.
Dopo Verona, l’autostima del gruppo si è un po’ incrinata?
No. Noi facciamo sempre un esame di coscienza, pure se vinciamo. Serve a capire dove abbiamo sbagliato. Dopo una sconfitta, il momento è sempre un po’ delicato e prima riparti e meglio è.
E cosa non ha funzionato a Verona?
Oltre a questioni più tattiche, ci siamo soprattutto detti che con lo spirito con cui siamo scesi in campo a Verona non si fa strada.
Lei è alla quarta stagione col Varese e ogni primavera c’è sempre stata qualcosa per cui giocarsela. Porta fortuna?
Se così fosse, e non ci sarebbe nulla di male, spero di portarne ancora di più e più a lungo. Scherzi a parte, quando stagioni del genere si ripetono, di casuale non c’è nulla. Ci manca un unico sogno da realizzare, quello della serie A.
Qual è il fil rouge di questi quattro anni e che cosa, invece, è via via cambiato?
Se ripenso alla C2, ricordo un gruppo di ragazzini che aveva una gran voglia di emergere. Poi, il desiderio è diventato di farsi valere nelle categorie che di volta in volta raggiungevamo. A questo spirito si sono aggiunti nel corso del tempo giocatori di qualità che in quelle serie superiori sapevano giocare e vincere.
Camisa in che categoria si iscrive?
Per certi versi – nello spirito, nella voglia di emergere – è come se fossi ancora in C2. Ma credo pure di avere anche accumulato un poco di esperienza in questo club e in questa città.
Che cosa suggerisce a chi arriva?
Non devo insegnare nulla. Credo solo di essere un giocatore che si adatta con spirito di servizio. Se c’è un segreto è che facendo il bene del Varese, si fa del bene a tutti e anche a se stessi.
Che cosa la rende orgoglioso in quest’avventura?
Tutto quel che ho me lo sono guadagnato col Varese sul campo, nessuno è venuto a regalarci nulla. Il Varese ha vinto lealmente, non so se mi spiego.
Sul piano affettivo, chi vorrebbe al Varese in questo finale che potrebbe valere la A?
So di fare torti, ma dico Paolo Grossi.
Torniamo all’estate 2008: quanto era preventivabile di quel che poi è successo?
Lo zero per cento.
Luca Ielmini
s.affolti
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