BUSTO ARSIZIO L’abitudine alla vittoria dei tigrotti sta, paradossalmente, mettendo quasi in penombra la straordinarietà della loro stagione. Tutt’altro che retorico definire storica l’annata della Pro Patria, caso unico nel calcio italiano. Non c’è traccia, nella storiografia pallonara nostrana, di una squadra penalizzata di 13 punti che, a tre quarti della stagione, si sia trovata addirittura a pochi gradini dall’attico della classifica.
Certo, è della Juventus il record, con il -17 sul gobbo nella stagione 2006/07 in serie B per la sentenza di Calciopoli. Ritornò subito nella massima serie, ma quella Juve aveva gente come Buffon in porta e Del Piero in attacco e, pur frastornata dalla drammaticità della condanna, aveva alle spalle una società e non era certo una squadra di costruire dalle fondamenta.
Cosa invece avvenuta alla Pro Patria. Con l’aggravante che fino all’ultimo la vita tigrotta è stata appesa a un filo e con il carico che quei 13 punti non sono arrivati tutti d’un botto, ma in tre rate. Per tre volte a Cusatis e alla sua band sono stati tolti bottini conquistati legalmente sul campo. Per tre volte sono ripartiti da zero: la prima volta era attesa, passi la seconda, ma la terza, dopo dieci partite, avrebbe mandato in depressione chiunque.
La storia del pallone tricolore annota anche una Reggina in serie A che, con 15 punti di penalità, sempre nella movimentata stagione 2006/07. Ma ai calabrasi, a metà dicembre, vennero restituiti quattro punti, dando loro una notevole spinta all’ottimo campionato che stavano già giocando. Gli amaranto di Mazzarri si salvarono nelle ultime giornate e fu sicuramente un’impresa per la società del presidente Foti. Andando a ritroso con la memoria si annotano anche i destini diversi di due squadre oggi di vertice, partite da -9 nell’annata ’86/87: in A l’Udinese non si salvò, in B la Lazio mantenne la ghirba agli spareggi.
L’annata biancoblù porta con sé dei connotati che la rendono speciale e, come detto, unica. Nelle ultime 20 partite la Pro ha conosciuto solo una sconfitta, dal Renate alla terza di ritorno: per risalire al precedente occorre andare alla settima di andata, a Treviso. In termini ciclistici i tigrotti si potrebbero definire degli eccezionali passisti veloci: gente con le mani strette come due morse sul manubrio, che pedala a testa bassa riuscendo a intravedere la testa del gruppo. Senza spinte, o per le forature degli altri: solo con le energie mentali e fisiche di un gruppo che viaggia compatto come una testuggine.
Delle “spinte” gradite potrebbero arrivare a fine mese dal Tnas: nessuno in Via Cà Bianca le rifiuterebbe perché sarebbero legittime e giustificate, ma sarebbero l’ornamento sul dolce e non certo uno degli ingredienti. Che le vengano restituiti o meno dei punti, la Pro Patria sta scrivendo una stupenda pagina di calcio: non solo a tinte biancoblù, ma anche bianco, rosso e verde.
Giovanni Toia
s.affolti
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