«Camminerò ancora con voi»

Ormai eravamo talmente abituati ad associare il suo nome al nostro, che forse abbiamo finito col darlo per scontato. La Pallacanestro Varese si Chiama Cimberio, sulle maglie biancorosse è stampato quel logo ormai tanto familiare, e la sensazione sussurrata dal cuore è che sarà così per sempre.

Difficile pensare che questa cosa possa cambiare: difficile accettarlo, come una paura scacciata via al mattino dopo aver fatto un brutto sogno. E invece. E invece, chissà, potremmo davvero essere arrivati al capolinea di un binomio diventato storia dopo sette anni di passione, una retrocessione e uno scudetto sfiorato. Situazioni difficili da gestire e spiegare pur in un’azienda florida e sanissima. E il Cavalier Renzo è lì, che medita il dover fare un passo indietro.

Noi delle voci facciamo fatica a fidarci: Cimberio resta, no molla, no se ne va perché è stufo. E siccome lui, il Cavaliere, è uno di quegli imprenditori vecchio stampo abituati a dire le cose come stanno e a rispondere al telefono al terzo squillo, abbiamo deciso di parlare con lui. «La situazione – ci ha raccontato – è chiara, chiarissima: lo so io, ma lo sa anche il presidente Stefano Coppa». E allora, raccontiamola a tutti: «Purtroppo, non

si può: dinamiche e tempi da rispettare mi impongono il silenzio. Mi dispiace, per tutti i tifosi che meriterebbero la massima chiarezza. Anche perché non c’è nulla da nascondere». Ah. Però, almeno il futuro, quello lo si può spiegare? Insomma: la Pallacanestro Varese continuerà a chiamarsi Cimberio, o no? «La cosa certa è una: continuerò a camminare a fianco della Pallacanestro Varese, e continuerò a venire al palazzetto. Al momento, però, il mio impegno economico non è ancora quantificabile».

Traduciamo in pratica quello che accadrà: la famiglia Cimberio continuerà il suo impegno e il suo sostegno economico alla Pallacanestro Varese. Con cifre diverse rispetto a quelle degli ultimi anni, però. Quindi ora la società è libera di cercare un nuovo main sponsor a cui legare il suo nome.

«Continuerà la mia presenza – dice il Cavaliere – anche se con un impegno minore, così non verrà meno il mio aiuto alla comunità di recupero per tossicodipendenti di Sanpatrignano. E ancora: vorrei tanto che il mio nome continui ad essere legato alla squadra di basket in carrozzina. Quei ragazzi mi hanno conquistato e se lo meritano».

E adesso? Le sensazioni fanno a pugni, laggiù dove abita la passione. Da un lato, ovvio, c’è la paura: trovarsi senza un aiuto economico tanto importante è un problema per tutti, anche per la più solida delle società. Dall’altro c’è la tranquillità: Cimberio resterà, e non è detto che tra qualche mese quel che oggi non si può fare sarà invece possibile.

E poi? E poi c’è qualcosa che non ci va giù, e che non riusciamo ad accettare.

Non esiste che dopo sette anni così il Cavaliere se ne vada senza aver vinto nulla. Perché nessuno se lo merita, come se lo merita lui.

Francesco Caielli

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