Roma, 1 nov. (Apcom) – All’alba è finita anche la latitanza di
Pasquale e Carmine Russo. Dopo la cattura di Salvatore, infatti,
i due fratelli, anch’essi inseriti nell’elenco dei ricercati più
pericolosi d’Italia, sono stati localizzati e arrestati a
Sperone, nell’avellinese. Catture che, di fatto, hanno decapitato
la potente organizzazione che agiva e controllava l’intero agro
nolano. Le forze dell’ordine, coordinate dalla Direzione
distrettuale antimafia di Napoli, hanno bloccato i due in un
casolare. Pasquale, 62 anni, capo storico dell’omonimo clan, era
latitante dal 25 maggio 1993 mentre Carmine, 47enne, era
irreperibile dal maggio 2007.
Le due `primule rosse’ sono state individuate dopo diversi
giorni di osservazione, controlli e pedinamenti anche grazie
all’utilizzo di sofisticati sistemi tecnologici. La scorsa notte
si è deciso di intervenire scendendo dal cavalcavia
dell’autostrada Napoli-Bari effettuando un’irruzione lampo che ha
reso impossibile la fuga dei due.
Pasquale Russo, già condannato più volte all’ergastolo per diversi omicidi, associazione di tipo mafioso e altro, prima di essere condotto in carcere ha chiesto di prendere il suo bastone e una coppola così come fece il noto latitante Carmine Alfieri arrestato a Saviano (Napoli) l’11 settembre del 1992. Un vero e proprio `padrino’, dunque, che aveva costituito nell’area nolana un clan che si caratterizzava per la stretta affinità
con le famiglie mafiose. Numerosi riscontri processuali, infatti, hanno provato in maniera inequivocabile le sue relazioni con i capi di Cosa nostra siciliana per i quali era il referente in Campania. Una consorteria criminale, quella dei fratelli Russo, caratterizzata da una capacità di intimidazione molto forte, che si esplicava soprattutto mediante attività estorsive, dirette verso qualsiasi iniziativa economica e da una spiccata capacità `imprenditoriale’ nel reinvestimento e riciclaggio dei proventi illeciti.
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