VARESE Quando si dice: vita da cani. Nel quartiere di Valle Olona c’è una persona che da ben nove anni tiene meticcio di piccola taglia legato a una catena. Una prigionia intollerabile e continua che si perpetua all’interno del giardino di casa, su in terreno disseminato di rottami e ciarpame.
Presto, però la tortura potrebbe finire. Forse già da oggi. E se davvero la storia dovesse avere un lieto fine, il merito sarebbe dell’Associazione italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente.
Secondo l’Aidaa, il cane in questi nove anni non è mai stato slegato, nè lavato, nè vaccinato. Chi lo ha accudito di nascosto in tutti questi anni, dandogli un po’ di acqua, cibo e un minimo di affetto (il padrone si farebbe vivo solo ogni due o tre giorni), dice che le sue condizioni sono pietose, come testimonia la miriade di zecche che si annidano tra il suo pelo.
Per questo l’associazione, dopo aver ricevuto la segnalazione da parte di una donna, ha deciso di denunciare il proprietario del cane per il reato di maltrattamento, ai sensi dell’articolo 544 del codice penale.
La procura della Repubblica di Varese ha subito aperto un’inchiesta. E nei prossimi giorni (probabilmente oggi) il presidente di Aidaa Lorenzo Croce sarà ascoltato dalla polizia giudiziaria.
«Volevo complimentarmi con la procura di Varese che nell’arco di pochissimi giorni ha aperto un’inchiesta in seguito alla nostra denuncia – dice Croce – Noi chiederemo ovviamente il sequestro del cane e che il proprietario sia punito in maniera esemplare».
Secondo l’Aidaa, dopo denunce di questo tipo le procure aspettano in media due mesi e mezzo prima di intervenire. «Quella di Varese, invece, ha dimostrato una volta di più la sua efficienza – commenta sempre Lorenzo Croce – la nostra segnalazione era partita via e-mail lo scorso 12 maggio, e dopo appena nove giorni sono stato contattato».
e.marletta
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